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Lunedì, 16 Maggio 2022
I retroscena dell'inchiesta

"Malata e con un figlio piccolo, non avevo soldi per l'affitto: ho accettato di farmi rompere le ossa"

La testimonianza di una donna che sarebbe stata mutilata con dei mattoni e poi portata per strada per simulare un finto incidente. Ha raccontato la sua disperazione dopo essere stata lasciata dal compagno e come la presunta banda sgominata le avrebbe dato solo 2 mila euro a fronte di un indennizzo di 45 mila. "Ti sei ammazzata per loro..."

"Tu ti sei ammazzata per loro e poi finisce così?", è una frase emblematica perché effettivamente nella truffa dei finti incidenti con feriti veri c'era chi si arricchiva, con decine di migliaia di euro incassati illegittimamente dalle compagnie assicurative, e chi - già con gravi difficoltà economiche - avrebbe avuto diritto ad una miseria e si sarebbe pure ritrovato con lesioni permanenti da curare. Nel fermo emesso dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dal sostituto Anna Battaglia contro un'altra presunta banda di spaccaossa, la disperazione di una delle vittime compiacenti emerge in maniera nitida: è stata lei stessa a confessare di essere stata ferita appositamente con dei mattoni e che il sinstro, per il quale avrebbe dovuto incassare 45 mila euro, non sarebbe mai avvenuto. Ma ha pure raccontato di aver accettato di partecipare alla truffa perché non sapeva come andare avanti, essendo malata e poi anche abbandonata dal compagno con un figlio di 7 anni. 

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"Ero sola con un bambino, malata e non avevo i soldi per l'affitto"

La donna spiega infatti alla polizia che "mi sono prestata a questo costretta dalla necessità di fare fronte a un momento di difficoltà economica estrema dovuta al fatto che mi sono trovata sola, separata dal mio compagno, a mantenere il mio bambino che aveva 7 anni senza potere pagare l'affitto della casa dove vivevo e senza potere pagare le cure costose legate alla mia malattia oncologica, per la quale sono stata operata tra il 2015 e il 2016. Dopo l'operazione si sono rese necessarie queste cure costose e ancora faccio controlli ogni 6 mesi".

"E' stato un trans a dirmi che c'era questa opportunità..."

La vittima (che è a sua volta indagata) riferisce pure che a metterla in contatto con l'altra donna che avrebbe partecipato al finto incidente e a farle sapere che ci sarebbe stata la possibilità di guadagnare qualcosa sarebbe stato un transessuale: "Il contatto tra me e l'altra donna era un transessuale, fu lui a dirci della possibilità di fare questo falso incidente affidandoci a Matteo Corrao (finito ai domiciliari, ndr)". 

"Mi hanno anestetizzata col ghiacchio e colpita con dei blocchi di cemento"

Poi spiega come sarebbero andate le cose quel 9 febbraio del 2017: "Quella mattina io e l'altra donna siamo andate con l'autobus all'Acquasanta dove c'erano ad attenderci due uomini. Saliti sull'auto di uno di loro, siamo andati in una casa poco distante, dove poi abbiamo inscenato il finto incidente. I due uomini ci hanno messo del ghiaccio per anestetizzare a me il braccio e all'altra la gamba destra. Dopo circa un'ora ci hanno fatto distendere a terra, mentre uno di questi uomini è uscito, l'altro rimasto mi ha colpito al braccio con dei blocchetti di cemento rossi. Io avevo il braccio appoggiato tra due sostegni e mi hanno fatto mettere a pancia sotto. Ultimato con l'altra donna ci hanno messe in auto e ci hanno portate sul luogo del finto incidente, dove abbiamo trovato un uomo e una macchina grigia che hanno portato loro e che è servita per simulare l'incidente".

"Mi spettavano 45 mila euro, ne ho avuti 2 mila..."

Inizialmente, sentita una prima volta, la donna aveva dato però una versione differente dei fatti: "Mentre ero ricoverata a Villa Sofia venivo avvicinata da persone che facevano il giro delle stanze e si proponevano di curare la pratica assicurativa. Ho dato il mio numero e la mia certificazione medica a queste persone, tra cui c'era Matteo (Corrao, ndr) a cui dopo affidavo la pratica...". E aveva aggiunto, riferendosi all'indennizzo incassato: "Dal conto ho visto che erano stati accreditati circa 45 mila e non 35 mila come mi aveva detto Matteo (Corrao, ndr), i soldi erano stati prelevati a mia insaputa. Quando ho chiesto spiegazioni a Matteo lui mi ha detto che i soldi erano serviti per le spese della mia pratica e per le mie cure". Alla fine avrebbe ottenuto appena 2 mila euro.

"Ho paura, ma voglio dire la verità..."

La donna non aveva nascosto agli investigatori: "Ho paura per me e per la mia famiglia, io ho un figlio e temo anche per lui" e poi aveva aggiustato il tiro: "Matteo mi ha detto che si mi avessero chiesto se lo conoscevo avrei dovuto negare. A questo punto voglio liberarmi e voglio dire la verità. L'incidente non è avvenuto per strada dove abbiamo indicato e Corrao lo conoscevamo da prima dell'incidente".

"Ti sei ammazzata per loro e finisce così?"

L'altra donna, che avrebbe preso parte anche ad un altro finto incidente, parlando con un'amica si lamentava: "Sai quano ho pagato questa mattina? Per la fisioterapia ancora altri 20 euro di quelli che mi aveva dato l'altro giorno Matteo (Corrao, ndr), 60 euro... Infatti ho detto a Vincenzo (Maccarrone, finito anche lui ai domiciliari, ndr): 'Ma che minchia , che devo fare?', ho detto a Matteo e lui mi ha detto di far fare il foglio, non è che posso pagare altri 60 euro...". E l'amica replicava: "Se l'è presa, minchia, cioè, boh, cioè tu ti sei ammazzata per loro e poi finisce così?". Gli inquirenti hanno appurato che alla donna non sarebbe mai stato liquidato nulla e che la pratica avrebbe avuto un valore di ben 400 mila euro.
 

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