Cronaca

"Mafia più forte dello Stato", il sondaggio del Centro Pio La Torre

E' ciò che pensa una persona su due, su un campione di circa 10 mila studenti intervistati, nell'ambito dell'indagine condotta per il "Progetto educativo antimafia". I dati saranno consegnati al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Nove persone su dieci non nutrono fiducia verso le istituzioni e il 52,69% degli intervistati ritiene lo Stato più debole della mafia. Queste sono solo alcune delle indicazioni emerse dall'indagine condotta da oltre mille studenti partecipanti al "Progetto educativo antimafia", promosso dal Centro Pio La Torre di Palermo, su un campione di circa 10 mila giovani in tutta Italia. I risultati del sondaggio saranno presentati al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella domani, quando riceverà una delegazione del Centro al Quirinale.

"Tre indicazioni politiche vengono dai ragazzi. La prima - commenta il Presidente del Centro La Torre, Vito Lo Monaco - è che bisogna investire su scuole e formazione dei docenti per uscire dalla crisi più forti. La seconda indicazione è che una 'buona politica' dovrebbe cogliere il ripetuto allarme che la percezione dei giovani manifesta per il ruolo assunto dalle mafie nella vita economica, sociale e politica di tutto il paese. Il terzo aspetto è che la crisi, al di là degli ottimismi auto consolatori, ha prodotto uno stato generale di povertà e di sfiducia che può essere colmato, oltre ogni sondaggio sugli orientamenti di voto, da una politica di investimenti concreti per la crescita; per la scuola, per il welfare e per il Mezzogiorno che sembra scomparso dalle priorità di governo".

Come nelle precedenti rilevazioni, ma in maniera più accentuata quest'anno, i giovani (il 52,69%) credono che la mafia sia più forte dello Stato, che dal canto suo non farebbe abbastanza per sconfiggerla (lo crede il 71,11%). Stato e criminalità organizzata, per quattro intervistati su dieci, coinciderebbero. E così solo il 30,13% ritiene che si possa mettere la parola "fine" sul fenomeno mafioso. "Il collegamento tra mafia e politica – sottolinea Adam Asmundo, docente di Economia dell'Unipa - è considerato forte dal 93% degli intervistati, mentre l’influenza della criminalità mafiosa nell'economia della regione appare di rilievo nel 75% dei casi. Alle attività illegali direttamente gestite dal crimine organizzato si sommano e si intrecciano diffuse attività legali, che si rivelano ormai più o meno intensamente inquinate dal crimine organizzato, dalla corruzione o da entrambi".

Tale collegamento viene vissuto quasi come una vera e propria "simbiosi perversa", dove i controlli amministrativi sono spesso disinnescati dalla corruzione dei dipendenti pubblici (lo crede il 10,94% degli intervistati) e da quella elettorale (5,18%). "Il 2014 - sottolinea il professor Alberto Vannucci, sociologo dell’Università di Pisa - resterà nella memoria collettiva come l’anno delle inchieste di 'mafia capitale'. Una 'terra di mezzo' che congiunge il 'mondo dei morti' - sede di attività illegali, dove operano soggetti criminali di diversa caratura, dai boss mafiosi, alla manovalanza criminale, ai sicari - e il 'mondo di sopra' dove politici, imprenditori, professionisti, funzionari coinvolti a vario titolo in attività illecite cercano chi possa fornire loro servizi di regolazione delle loro attività sotterranee". Per leggere i dati completi è possibile consultare l'ultimo numero della rivista prodotta dal Centro Pio La Torre (CLICCA QUI).

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