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Cronaca

La pubblica amministrazione in Sicilia è una "questione di famiglia": due dipendenti su tre sono parenti

E' quanto emerge da un sondaggio condotto da Euromedia Research su un campione di 2 mila persone intervistate, la maggior parte a Palermo. Per il 70,3% degli imprenditori intervistati gli uffici pubblici sono un ostacolo per le aziende. Il ministro Brunetta: "Col Pnrr è la volta buona per cambiare il volto della burocrazia"

La pubblica amministrazione? In Sicilia è una questione di famiglia. Il 66,5% dei dipendenti siciliani, due su tre, ha un parente che lavora in un'amministrazione pubblica, soprattutto enti locali e aziende sanitarie. E' quanto emerge da un sondaggio condotto da Euromedia Research su un campione di 2 mila persone intervistate (1.200 cittadini, 300 tra imprenditori e liberi professionisti, 500 dipendenti della pubblica amministrazione): la maggior parte a Palermo, ben 497.

Dai risultati dell’indagine - presentati oggi nel corso del convegno "Pnrr, semplificazione e sburocratizzazione della Pa", promosso da Innovazione per l’Italia, che ha visto la partecipazione tra gli altri del ministro Renato Brunetta - esce fuori la percezione di una pubblica amministrazione che rappresenta un ostacolo per le aziende: così la pensa il 70,3% degli imprenditori intervistati. Mentre in generale oltre l'80% del campione considera la pubblica amministrazione "lontana" rispetto all'utenza che chiede servizi, il 91,5% dice che è "lenta", il 77,3% addirittura "nemica", il 84,5% "inefficiente" e l'86% "farraginosa".

Questa complessità risiede anzitutto nelle difficoltà di dialogo tra pubblica amministrazione centrale ed enti locali, che poi "si ripercuotono nelle comunicazioni con i cittadini". A spiegarlo è Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, che prova a guardare oltre: e cioè alla digitalizzazione. "Per il 50% circa degli intervistati - aggiunge - l'informatizzazione delle pratiche burocratiche potrebbe ridurre i fenomeni di corruzione. Tuttavia i cittadini continuano a preferire il contatto di presenza con gli uffici". C'è una refrattarietà all'innovazione anche da parte degli stessi dipendenti, "dovuta - spiega Ghisleri - alla mancanza di competenza in materia e di adeguata formazione". 

Secondo il ministro Brunetta, intervenuto in videocollegamento, "questa è la volta buona per cambiare il volto alla pubblica amministrazione". L'ottimismo del ministro, malgrado una raffica di riforme (alcune anche da lui stesso firmate) che non hanno sortito gli effetti sperati, sta nella presenza dell'Ue. "Oggi c'è l'Europa che fa da catalizzatore e che ci dà i soldi ma ci impone un metodo: le riforme. Con il Pnrr funziona così, non si scappa". Il ministro ha parlato degli "strappi" finora realizzati, "diventati leggi, decreti, norme: processi di semplificazione sugli appalti, sulla banda larga, il lavoro in atto per tagliare i tempi dei procedimenti amministrazione da 30 a 15 giorni, ma tracciando il percorso mettendoci dentro premi e punizioni".

"Non voglio più leggere che un bando come quello sugli asili nido sia andato male. Mi si dice perché gli enti locali al Sud non sono attrezzati a presentare progetti. Io ho messo in piedi una piattaforma di assistenza e accompagnamento per gli enti locali per essere efficienti. Mi sono ispirato al modello della prima Cassa del Mezzogiorno, a quella grande tecnocrazia che doveva fare questo per il Sud. Le domande vanno preparate bene e i singoli progetti vanno accompagnati finché non danno i risultati".

Per raggiungere questi obiettivi, prosegue Brunetta, "il cuore della pubblica amministrazione deve funzionare. I volti della Repubblica sono il cuore di un modello efficiente, se questo cuore non funziona o batte lentamente tutto il sistema ne soffre: la giustizia sociale, la vita delle imprese, le famiglie. Ai giovani dico che lavorare nella burocrazia è una missione di una bellezza straordinaria. Riusciamo a rendere sexy lavorare per una amministrazione pubblica?".

A rispondergli è Massimo Russo, presidente onorario di Innovazione per l’Italia: "Caro ministro, qui in Sicilia la pubblica amministrazione finora non è stata sexy ma pornografica. Tutti aspirano al posto fisso ma senza guardare alla funzione. Ecco perché - conclude l'ex assessore regionale alla Sanità - tutto possiamo dire della pubblica amministrazione ma non che sia stata alleata dei cittadini. Il Pnrr promuove con forza un’azione indirizzata alla semplificazione delle procedure burocratiche per rendere più efficace ed efficiente l’azione amministrativa e ridurre tempi e costi per cittadini e imprese. E' necessario che si adottino anche metodologie di monitoraggio dei tempi di attraversamento delle procedure e l’introduzione di un più efficace sistema di valutazione della performance per i dipendenti pubblici. Azioni di riforma che per l'amministrazione nostra regione e degli enti locali sarebbero quanto mai inderogabili e urgenti”.

Per Nino Caleca, avvocato penalista e componente del Cga, "la transizione digitale è un processo molto complesso che dovrà modificare nel profondo la pubblica amministrazione". Il motivo? "Non si deve più verificare che per la Sicilia ci siano disponibili 300 milioni di euro per costruire asili nido e i Comuni siciliani ne chiedano di utillarne solo 71. Con il risultato che i nostri bambini continueranno a non aver diritto agli asili nido!".

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