Cronaca

Più economico e rassicurante: grazie allo smartworking i fuorisede palermitani tornano a casa

Uno dei primi indicatori del rientro di oltre 30 mila siciliani in regione è la richiesta di linee Adsl e connessioni ad alta velocità (+10% a Palermo), indispensabili per lavorare da remoto. Cambiare città mantenendo lo stesso impiego ha permesso a molti di migliorare il proprio tenore di vita

Sono oltre 30 mila i lavoratori siciliani fuorisede che, nell’ultimo anno, grazie alla possibilità di sfruttare i vantaggi dello smart working, hanno scelto di tornare a casa senza per questo dover rinunciare al proprio impiego. A dimostrarlo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat*. Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown. Una scelta dettata dalla convenienza economica, ma anche dalla sensazione rassicurante di non rischiare di restare di nuovo bloccati lontano, senza la possibilità di raggiungere i propri cari.

Uno dei primi indicatori del rientro in pianta stabile - o semi stabile - in regione è la richiesta di linee Adsl e connessioni ad alta velocità (indispensabili per lo smart working). Anche in questo caso alcune aree della Sicilia hanno fatto registrare notevoli incrementi che, fra marzo 2020 e gennaio 2021, si sono attestati al +11% per Palermo, al +10% per Messina e al +8% per Ragusa. Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% di chi, a livello nazionale, ha scelto di cambiare città per svolgere lo smart working ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.

Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: la Sicilia è al secondo posto in questa classifica (+27%), dietro alla Sardegna (+40%) e davanti alla Calabria (+21%). Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempio Lombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).

*Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working. L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2020 e 2021. L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.

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