Coronavirus, la denuncia: "Vengo dalla Lombardia e ho la febbre, nessuno vuol farmi il tampone"

Dal 10 al 12 febbraio una 42enne palermitana è stata in provincia di Varese e da quattro giorni ha pure tosse e nausea. Prova a mettersi in contatto col numero 1500 ma non ci riesce: "Il medico dice di chiamare 112 e 118 e gli operatori mi consigliano di mangiare brodo di pollo"

Da sabato scorso ha la febbre alta, tosse e nausea. Il 10 febbraio è partita da Palermo per Malpensa e si è recata all’ospedale Humanitas di Castellanza, in provincia di Varese, in Lombardia (regione dove si trovano i Comuni in quarantena a causa del Coronavirus) per accompagnare una persona che ha subito un intervento. Il 12 è rientrata in Sicilia e dopo una decina di giorni è stata male. Per questo una palermitana (che vuole restare anonima), 42 anni, dalla scorsa domenica sta cercando, invano, di contattare il 1500, il numero di pubblica utilità diffuso dal ministero della Salute per gestire l'emergenza: "Domenica avrò chiamato - racconta a PalermoToday la donna - una trentina di volte, a vuoto. Le linee sono intasate, gli operatori sono tutti impegnati e, ogni volta, parte il messaggio automatico che
invita a richiamare più tardi".

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Al numero, attivato dal Ministro Roberto Speranza il 27 gennaio per rispondere alle domande dei cittadini sul nuovo Coronavirus 2019-nCoV, rispondono dirigenti sanitari e mediatori culturali H 24 dalla sala operativa del Ministero. Si tratta di personale dedicato all’attività che ha effettuato un corso formativo anche sulle tecniche di counselling per accogliere e dirimere quesiti, dubbi e incertezze delle persone che hanno viaggiato o dovranno andare in Paesi extra Ue, compresa la Cina. Vengono inoltre date indicazioni alle persone in Italia che nelle due settimane successive al rientro dalla Cina dovessero presentare sintomi respiratori (febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratoria).

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Non riuscendo a parlare con questi esperti, la palermitana - mamma di una bambina - ieri decide di parlare col suo medico curante: "Anziché valutare la serietà della mia segnalazione, mi dice di chiamare il 112 e il 118, perché ‘non ha potere di farmi fare il tampone’. Così - continua - alle 16 chiamo il 112, mi dicono che mi faranno chiamare dal 118 ma non mi ha chiamata nesssuno". Questa mattina la donna scopre di avere ancora la febbre alta, a 38,5 e chiama prima il 112 che mi ha messo in contatto con il 118: "Gli operatori - persone gentilissime, empatiche - con cui parlo si rifiutano di fare tampone a domicilio. Rimandano al medico curante che avrebbe dovuto visitarmi ma si è rifiutata. Mi dicono che mi richiameranno e che contatteranno il medico di famiglia. Mi sono messa in quarantena e ho mandato mia figlia in esilio dal mio ex marito per cautelarla".

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Alle 13 di oggi la donna denuncia di non aver ricevuto ancora nessuna chiamata così richiamo il 118. "Mi hanno detto - afferma - di stare calma e tranquilla e di mangiare brodo di pollo. Che a Malpensa non è detto che abbia incontrato gente positiva al coronavirus e che, se per assurdo io avessi il virus, mi passerà perché sono sana e in buona salute. Di stare a casa 14 giorni e riposarmi. Nel frattempo non mi faranno nessun tampone". La donna incredula ha deciso di raccontare la sua testimonianza per "denunciare questo rimpallo di responsabilià": "Lo trovo - conclude - poco rispettoso nei confronti di chi ha senso civico e senso di responsabilità. Io lavoro a contatto con tante persone e se ho contagioso qualcuno? Ci rendiamo conto della gravità della situazione? Spero che rendendo nota la mia storia, altri possano fare valere i propri diritti". 

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