VIDEO | Caso Saguto, le intercettazioni che imbarazzano l'antimafia: "Silvana ti proteggiamo noi"

Una "rete" per tutelare la posizione dell'ex presidente della sezione Misure di prevenzione antimafia del tribunale di Palermo (oggi radiata definitivamente dalla magistratura). E' quello che emerge dal servizio de Le Iene andato in onda in tv. Coinvolta anche Francesca Cannizzo, ex prefetto di Palermo, e un ex colonnello della Dia

 

Un servizio di 32 minuti. In cui vengono fuori dubbi, anomalie, favori e patrimoni gestiti in modo ambiguo. Le Iene ricostruiscono la strada che ha portato alla sbarra l'antimafia. E lo fanno in una video-inchiesta andata in onda ieri sera. Tutto parte dal maggio 2015. C'è un'intercettazione in cui il giudice Silvana Saguto, ex presidente della sezione Misure di prevenzione antimafia del tribunale di Palermo (oggi radiata definitivamente dalla magistratura), parla con l'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, uno degli amministratori giudiziari più conosciuti di Palermo. E' un dialogo che diventa simbolico nella lunga vicenda.

Sono le 8.49 del mattino del 15 maggio del 2015: la sera precedente è andato in onda un servizio de Le Iene che parla proprio dei rapporti professionalmente poco chiari tra Saguto e l’avvocato Seminara. Oggi il giudice, l’avvocato e altre 13 persone sono state rinviate a giudizio dal tribunale di Caltanissetta con accuse che vanno, a vario titolo, dall’abuso d’ufficio, al falso materiale, alla corruzione fino all’associazione a delinquere. 

"Palermo gestisce più del 40% di tutti i sequestri nazionali, parliamo di 30 miliardi di euro nelle mani di pochi", aveva denunciato Pino Maniaci quattro anni fa. Numerose aziende affidate a poche persone. Imprese che sotto le gestioni degli amministratori giudiziari spesso furono costrette a chiudere trasformando quelli che prima erano dei veri e propri imperi in scatole vuote e lasciando per strada senza un lavoro decine di migliaia di persone. Il giorno dopo quel servizio del 2015 - come si vede nel video andato in onda ieri - Silvana Saguto riceve la telefonata di un altro personaggio chiave nell’inchiesta di Caltanissetta: Carmelo Provenzano, professore universitario, coauditore in alcune misure di prevenzione del tribunale presieduto dalla dottoressa Saguto e attualmente indagato dalla procura di Caltanissetta per associazione a delinquere, corruzione, falso ideologico e materiale. 

Nelle intercettazioni telefoniche che riguardano Silvana Saguto, l’avvocato Cappellano Seminara e il professor Carmelo Provenzano, i tre discutono di quale potrebbe essere la migliore reazione possibile al servizio de Le Iene e le opinioni appaiono divergenti. Nella vicenda entra anche Francesca Cannizzo, ex prefetto di Palermo, buona amica della giudice e attualmente indagata per concussione nel processo di Caltanissetta, che non è d’accordo nel fare esporre in prima persona Silvana Saguto con la stampa. L’ex prefetto sembra che proponga alla Saguto una “rete di protezione”. "Noi siamo le istituzioni, domani ne parlo con Pignatone", dice Francesca Cannizzo. Un sistema protettivo che leggendo le carte sembra coinvolgere il tenente colonnello della guardia di finanza Rosolino Nasca, che in quegli anni lavora alla direzione investigativa antimafia di Palermo e che oggi è indagato a Caltanissetta per corruzione e atti d’ufficio. Una telefonata veloce e secca: "Silvana stai serena, e ti prego di non parlare con nessuno".  Ed escono alcuni articoli che sembrano difendere la giudice.   

Come efficacemente già descritto da un amministratore giudiziario, viene fuori come Silvana Saguto “intrattenesse rapporti esclusivi con le persone che le interessavano”, secondo un modulo “a margherita, ossia senza vi fosse alcuna interferenza tra i rapporti che facevano capo a lei”, rapporti che la vedevano al centro, e da cui si dipartivano 'petali' e 'raggi', non comunicanti tra loro, rappresentati da professionisti, amministratori giudiziari, colleghi, cancellieri, ufficiali di polizia giudiziaria, rappresentanti del mondo universitario e giornalisti, dai quali lei stessa traeva vantaggi e utilità di varia natura". Un sistema "scoperchiato" negli anni e che ha portato l'antimafia a doversi difendere in un processo.

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