Cronaca

Incidenti mortali e sicurezza, Fontana: "E' un bollettino di guerra, servono pene certe"

Marina Fontana è sopravvissuta al tragico scontro, in autostrada nel luglio 2013, in cui ha perso la vita suo marito, Roberto Cona. "A Palermo in Sicilia i dati sono sconfortanti. Se non rispetti le regole devi sapere che rischi una vera punizione"

Lo scorso anno, a Palermo, sono stati registrati 27 decessi dovuti a incidenti stradali. Dall’1 gennaio ad oggi, fra le strade cittadine, le autostrade e le altre arterie fra Palermo e provincia si contano già 14 morti. Marina Fontana-3Per parlare di sicurezza alla guida la redazione di PalermoToday ha intervistato Marina Fontana (nella foto a destra) che, grazie alla sua tenacia, è diventata una delle principali promotrici della legge sull’omicidio stradale. Risale al luglio 2013 il tragico incidente che l'ha coinvolta, mentre si trovava insieme a suo marito Roberto Cona (nella foto in basso dopo il loro matrimonio), deceduto a causa di un tir che è piombato sulla loro auto, in coda al casello.

Sicurezza stradale a Palermo. Qual è oggi la situazione?
In questi giorni si osserva una recrudescenza degli incidenti stradali, nonostante anni di politiche di prevenzione, le campagne di informazione e sensibilizzazione, non si riesce ad interrompere questa scia di sangue che colora di rosso le strade e autostrade italiane. L’elenco dei morti in incidenti stradali è un bollettino di guerra. A Palermo e in Sicilia i dati sono sconfortanti. Si dice sempre che il fattore umano è la prima causa dell’incidente stradale. E’ vero, ma lo è altrettanto il fatto che strade sicure con infrastrutture adeguate e sane mitigherebbero in molti casi le conseguenze degli incidenti più gravi. Sono tanti gli incidenti gravi sulle strade cittadine, ormai diventate in off limits per i pedoni. Vere e proprie roulette russe per chi si trova ad attraversarle. Perché si deve attendere l’ennesimo incidente per tentare di riflettere sui rischi che corrono giornalmente pedoni e ciclisti di ogni età nella nostra città? A Palermo le strisce pedonali sono quasi del tutto scomparse, o rese invisibili per gli automobilisti, mettendo a rischio l’incolumità dei pedoni che le attraversano. E’ sulle strisce che avvengono la maggioranza degli incidenti mortali per i pedoni. Sono tutti esempi sui quali l’intervento delle istituzioni e dei responsabili amministrativi non ammettono eccezioni. Si chiama prevenzione ed è un diritto-dovere di tutti.

Quali sono le principali cause degli incidenti?
Sono tanti i motivi. La principale causa è la distrazione, soprattutto l’utilizzo scellerato dello smartphone alla guida, per parlare senza adeguati kit vivavoce, per chattare, per farsi un selfie. Poi anche l’alterazione delle percezioni dovuta all’assunzione di alcool e stupefacenti, a causa della velocità sostenuta, e anche per colpa di tante strade poco sicure, non adeguate alla viabilità e manutenute con indolenza. Sono una vittima della strada sopravvissuta, che ha perso il marito nello stesso incidente, circa 4 anni fa, il 27 luglio 2013. Da allora lotto perché ci sia consapevolezza di quella che deve essere la responsabilità alla guida per la propria vita e soprattutto per la vita degli altri. Insieme a tanti altri in Italia abbiamo lottato affinché venisse creata una legge certa per garantire giustizia, mai vendetta, alle vittime della strada. Adesso abbiamo da un anno la legge sul reato di omicidio stradale per i casi di alcol, droga e alta velocità. Ma da sola non basta, c’è ancora tanto da fare, a livello legislativo, per tutti quei casi di distrazione dovuti ad esempio all’utilizzo irresponsabile del cellulare alla guida senza adeguati sistemi di controllo.

Quando avvengono certe tragedie, come e in che tempi risponde il sistema giustizia?
Non bisogna sottovalutare la lentezza dei processi. Vivo sulla mia pelle il dolore della lungaggine giudiziaria. Nel mio caso la sentenza di primo grado è arrivata il 15 luglio 2015, due anni dopo l’incidente. Il tribunale di Firenze ha condannato l’imputato a 3 anni di reclusione e a 4 anni di sospensione della patente, ma siamo ancora in attesa del completamento dell’iter giudiziario. E intanto l’autista che ha ferito gravemente me e ucciso mio marito è entrato in Italia senza carta verde, è ancora libero ed è già tornato in Turchia, il giorno successivo all’incidente. Questi morti li viviamo sulla nostra pelle, è un dolore costante, che per noi vittime e familiari di vittime decedute si rinnova ogni volta che senti parlare di un altro incidente o di un’altra vittima. Morti che si potrebbero evitare con una maggiore presa di coscienza di quanto sia importante essere responsabili e di quanto sia indispensabile investire in sicurezza stradale e manutenzione delle strade.

Quali soluzioni? Su cosa concentrarsi?
Infrastrutture, educazione, formazione, pene certe e immediate. Il rispetto delle regole deve essere una scelta consapevole a beneficio della sicurezza di tutti. Ogni volta che l’infrazione di una regola diventa un’abitudine si rischia di creare emulazione e di conseguenza danni irreparabili. Se non rispetti la regola devi sapere che rischi una vera punizione. Servono maggiori controlli, sanzioni e pene adeguate e immediate, soprattutto sui comportamenti più azzardati e pericolosi per terzi.

Marina Fontana e Roberto Cona-2

Qual è il suo auspicio?
Vorrei maggiore sensibilità rispetto a questi temi. In questi ultimi anni, anche grazie ai nuovi strumenti social, qualcosa si sta muovendo. C’è tanta possibilità di passare velocemente le notizie e anche tanta voglia di fare prevenzione. Parliamo di dieci vittime al giorno: è una strage. Ogni anno sono quasi 4.000 le persone che non ci sono più a causa di un incidente stradale. Abbiamo il dovere di fare qualcosa per fermare questa strage, per accrescere il senso di responsabilità in noi e pretenderla da parte delle istituzioni che dovrebbero tutelare noi e la sicurezza stradale. È importante che ci sia una mobilitazione da parte di tutti, anche dei ragazzi. Dobbiamo aiutare le persone a capire che è necessario fare tutti un passo in direzione della responsabilità, perché tante di quelle vite potevano essere salvate.

A Palermo si vota l’11 giugno per le amministrative. Qualcuno dei candidati ha mostrato interesse verso la tematica? Cosa fare?
Mi piacerebbe presiedere un confronto tra tutti loro per affrontano insieme il problema. Penso che di domande da fare ne avrei davvero tante. Ed esigerei delle risposte verificabili concretamente. Chiederei di chiarire entro quando si attiveranno per studiare una soluzione e controllerei attentamente il rispetto delle “promesse”. Basta così poco per essere credibili, ovvero fare tutto quello che si è stato promesso. Allo stesso modo basta così poco per dimostrarsi politici inaffidabili, non mantenendo la parola e dimostrando che il valore del loro impegno sociale è pari a zero. I candidati politici dovrebbero considerare il tema della sicurezza stradale un tema centrale dei loro programmi.

La responsabilità è solo della politica?
No, è dovere di tutti fare qualcosa e viverla allo stesso livello dei cittadini comuni che desiderano un’amministrazione responsabile e vicina alla quotidianità, senza più dovere ricordare chi avrebbe potuto essere ancora tra noi grazie a poche semplici regole. Ed è importante che ci sia una mobilitazione da parte di tutti, anche e soprattutto da parte dei ragazzi.

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