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Il cordone di polizia davanti all'ex ZetaLab - foto Francesco Catalano

Il cordone di polizia davanti all'ex ZetaLab - foto Francesco Catalano

Zona Notarbartolo, sgomberato l'ex ZetaLab: operai saldano porte e finestre

Nella struttura dello Iacp qualcuno aveva ricavato degli alloggi di fortuna. Dieci anni esatti dopo lo sgombero del centro sociale di via Arrigo Boito il copione si ripete. In estate l'ente proprietario aveva chiesto l'intervento di Prefetto, Questore e Sindaco

Sono passati 10 anni esatti da quel pomeriggio e, almeno in parte, il copione sembra ripetersi. Via Arrigo Boito non è altrettanto affollata, i manifestanti in strada si contano sulla punta delle dita, non ci sono consiglieri comunali sul tetto ma c’è un sempre nutrito cordone di polizia a bloccare l’ingresso dell’immobile. Non si tratta più dello ZetaLab, centro sociale chiuso ormai definitivamente, ma di un quasi rudere di cui l’Istituto autonomo case popolari vuole rientrare in possesso.

All’interno della struttura, che fino al 2013 ospitava il “laboratorio zeta” offrendo ospitalità a tanti rifugiati e uno spazio a disposizione per gli indigenti, erano stati ricavati diversi alloggi di fortuna utilizzati da alcuni occupanti. L’ente proprietario dell’immobile in passato aveva provato, con un bando, ad affidare lo spazio per dieci anni a un’associazione che avrebbe dovuto realizzarvi un asilo privato.

Da allora ad oggi non è chiaro che fine abbia fatto l’avviso pubblico mentre con risale alla scorsa estate una delle ultime note inviate dallo Iacp a prefettura, questura e Comune. Nella premessa del documento firmato dal direttore generale e dal commissario straordinario si fa riferimento alla “esposizione debitoria” dell’ente e alla “limitata produttività del patrimonio immobiliare in dipendenza di una elevata morosità e di un diffuso fenomeno di occupazione abusiva”.

Nell’ottica di un “risanamento industriale” lo Iacp ha quindi chiesto alle istituzioni di occuparsi della vicenda. “L’occupazione di detto immobile pregio - si legge nella nota di cui è entrata in possesso PalermoToday - costituisce da molto tempo una problematica che affligge l’ambito e il contesto territoriale che è ben lungi dal potere essere definito periferia o luogo di marginalità sociale”.

Poi conclude: “Intendiamo ribadire la necessità, più volte evidenziata, di procedere allo sgombero degli occupanti dell’immobile. Ci rendiamo disponibile per partecipare ad aggiornare il censimento degli occupanti da effettuare con la regia dei servizi sociali del Comune e nel confermare la totale collaborazione per la definitiva soluzione delle necessità rappresentate”.

Le attività per lo sgombero e la chiusura della struttura - avvenute senza alcun impedimento - sono state seguite dagli agenti del Reparto mobile della Questura di Palermo che hanno seguito il lavoro degli operai, impegnati a chiudere gli ingressi e saldare delle grosse grate in metallo per sbarrare le finestre (foto allegata).

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