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Mercoledì, 18 Maggio 2022
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Atti sessuali con alunna quattordicenne, condannato ex prof di religione del Gonzaga

Il gup Guglielmo Nicastro ha inflitto a Giuseppe Puccio una pena di 2 anni e 10 mesi. Non ha retto la tesi secondo cui i due fossero innamorati. Per l'accusa avrebbe compiuto un'opera di induzione per ottenere i favori sessuali, abusando anche del suo ruolo di educatore

Condannato a 2 anni e 10 mesi professore di religione del Gonzaga per atti sessuali con una minorenne. Così ha stabilito il gup Guglielmo Nicastro per Giuseppe Puccio, 48 anni, che secondo l’accusa avrebbe abusato di una sua ex alunna di 14 anni. Proprio per la giovane età della ragazza non ha retto la tesi, sostenuta anche da lei, secondo la quale i due si fossero innamorati. Il pm aveva chiesto tre anni e un mese per il professore, ma gli sono state riconosciute le attenuanti generiche.

I fatti risalgono al 2015. A scoprire quanto stava accadendo sono stati i genitori della quattordicenne che hanno scoperto un fitto scambio di messaggi tra la figlia e il suo prof di religione. Così è partita l’inchiesta le cui indagini sono condotte dagli agenti della Squadra Mobile sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Salvatore De Luca e del sostituto Vittorio Coppola.

A seguito delle investigazioni, nel maggio dell’anno scorso, Puccio - sposato e padre di due figli - è finito agli arresti domiciliari e ha scelto il rito abbreviato. La giovane ragazza ha riferito di essere “innamorata” dell’uomo nonostante avesse il triplo dei suoi anni, sottolineando come non si fosse “mai imposto” e che non fossero mai andati oltre ai baci: una vera e propria relazione sentimentale.

“Non c’è un giorno - aveva spiegato agli inquirenti l’adolescente - in cui ho deciso di essere innamorata di lui. Considero il momento in cui stavamo insieme dalla data del bacio, il 4 settembre del 2015, era di pomeriggio ed eravamo per strada. Io e Giuseppe ci siamo visti e, visto che io ero innamorata di lui, ci siamo baciati. Prima l’ho baciato io e poi ci siamo baciati insieme”.

Il docente venne allontanato dal Gonzaga e intraprese un percorso di fede. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia si avvalse della facoltà di non rispondere, ma una volta iniziato il processo ha confermato la relazione con la sua ex studentessa. Alla fine ha prevalso la tesi avanzata dalla Procura per cui l’insegnante avrebbe comunque compiuto un’opera di induzione per ottenere i favori sessuali della vittima, abusando anche del suo ruolo di educatore.

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