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"Gestiva il traffico di droga per i boss di Brancaccio": sequestrata villa con piscina

L'immobile di Ficarazzi sarebbe riconducibile a Nicolò Giustiniani - coinvolto anche in una delle inchieste contro gli spaccaossa - che aveva trasformato un rudere in un'abitazione lussuosa. Per i lavori non avrebbe badato a spese: eppure risultava nullatenente e la moglie percepiva appena 900 euro di Reddito di cittadinanza

Era un rudere di due stanze che, come per incanto, nel giro di pochi mesi si era trasformato in una villa lussuosa con 5 camere, 2 bagni, una cucina in muratura, un camino, una tv 62 pollici, con tanto di piscina, idromassaggio, controsofitti e marmi. Ancora più soprendente era il fatto che la ristrutturazione sarebbe stata pagata da un nullatenente, la cui moglie percepiva appena 900 euro di Reddito di cittadinanza, cioè Nicolò Giustiniani, condannato a 14 anni lo scorso gennaio perché si sarebbe occupato dello smercio di droga per conto del clan di Brancaccio. La villa di via Sandro Pertini, a Ficarazzi, alla quale già nel 2019, quando Giustiniani venne arrestato assieme ad altri, erano stati apposti i sigilli, adesso è stata sequestrata su disposizione della sezione Misure di prevenzione del tribunale.

Giustiniani è stato coinvolto sia nell'operazione "Maredolce 2" che in un troncone dell'inchiesta legato alle truffe assicurative con finti incidenti stradali, proprio quello in cui era emerso che i boss di Brancaccio, Michele e Stefano Marino, oltre a smerciare droga nel loro quartiere, avrebbero anche messo le mani su alcune pratiche curate dai così detti spaccaossa.

Il 19 novembre del 2019 Giustiniani era stato arrestato nell'ambito di questo blitz e quando la squadra mobile era andata a prenderlo a casa aveva lanciato 8.500 euro in contanti e diverse carte di credito da un balcone. Dalle intercettazioni, inoltre, emergeva la cura con la quale in pochissimo tempo avrebbe ristrutturato la villa di Ficarazzi. Soldi e beni che, secondo la Procura, avrebbe ricavato gestendo il business della droga.

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"La piscina qui davanti, che dici?", chiedeva Giustiniani in una conversazione e poi aggiungeva: "Cominciamo i lavori così a che siamo in ballo faccio fare la piscina...". Anche la moglie parlava della ristrutturazione del rudere: "A me piacerebbe farmi al villino, nel salone la parete di gesso... si deve vedere la televisione, il 62 pollici questo grande", spiegava a un operaio. Il nucleo, che formalmente sarebbe andato avanti col Reddito di cittadinanza, per i lavori non avrebbe badato a spese: soltanto l'arredamento della cucina sarebbe costato 10 mila euro.

Adesso il tribunale ha deciso di accogliere la richiesta di sequestro della Procura e, oltre alla villa, sono stati bloccati anche rapporti bancari. Il patrimonio, secondo gli inquirenti, avrebbe un valore di mezzo milione di euro.
 

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