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Cronaca Tribunali-Castellammare / Via Maqueda

Rolex e farmaci “made in Cina” Sequestrati 250 mila prodotti falsi

Maxi operazione della guardia di finanza: in un negozio in via Maqueda e all'interno di un magazzino in piazza Rivoluzione scoperta merce contraffatta proveniente dall'estremo oriente. Denunciata una coppia di cinesi

La guardia di finanza ha scoperto un “maxi-deposito” cinese, dove era possibile acquistare di tutto, dal “rolex” all'accendino “Marlboro” o alla penna “Montblanc” palesemente contraffatti, ai giocattoli anch'essi falsamente griffati o privi del marchio comunitario, o ancora occhiali da vista, torce, videocamere, telecomandi, batterie, binocoli privi dei requisiti di sicurezza e, per finire, farmaci con prescrizioni in lingua cinese, di vietata commercializzazione. Da diversi giorni, i finanzieri seguivano i movimenti di due cinesi, un uomo e un donna, sospettati di mettere in commercio prodotti contraffatti o pericolosi per la salute. Quando i militari si sono presentati nel negozio della centrale via Maqueda e hanno richiesto ai titolari l'esibizione delle scritture contabili obbligatorie nonché delle fatture di acquisto della merce, i due cittadini cinesi si sono limitati sei fatture, per un imponibile di circa 25mila euro.

Dopo accurati controlli sia sulla merce che nel locale, i militari hanno scoperto che i due cinesi avevano preso in affitto, oltre che il negozio, anche un appartamento nella vicina piazza Rivoluzione, dove è stata trovata un'enorme quantità di merce proveniente dall'estremo oriente, alla rinfusa o ancora imballata, in condizioni igieniche estremamente precarie. Nei locali dell'appartamento, sudici e maleodoranti, topi e insetti la facevano da padroni, fuoriuscendo sia dai pochi arredi, anch'essi fatiscenti, ma anche dallo scatolame contenente la merce da mettere in vendita, fra cui flaconi di olio per bambini e per massaggi, o ancora aspirine, analgesici, antinfiammatori.

Per evitare la continuazione dell’illecita attività, i militari hanno sequestrato cautelativamente  tutta la merce esposta nel negozio di via Maqueda e richiesto l’intervento presso l’abitazione di una unità di medici della locale ASP, esperti in “igiene degli ambienti di vita” ed in “farmacologia. L’intervento dei sanitari si è reso necessario anche perché all’interno dell’appartamento erano alloggiati alcuni congiunti dei due commercianti e, tra questi, la loro figlioletta di soli dieci mesi, costretta a vivere in contesto malsano e di inconcepibile degrado certamente non consono alla sua tenera età.

Gran parte della merce sequestrata, risultata tutta di origine cinese e di provenienza “catanese”, “romana” o “napoletana”  (così come si aveva modo di apprendere dalla visione delle poche fatture esibite), era  priva  della marcatura “Ce” ovvero recante il marchio “China – Export” (appunto, “Ce”) che appositamente viene spesso apposto sulla merce originaria del Paese asiatico per ingannare gli acquirenti circa la conformità dei prodotti agli standards di sicurezza europei, soprattutto per i giocattoli, a tutela dei più piccoli, nonché per i prodotti di elettronica, risultati nel caso specifico tutti altamente pericolosi.
La merce era altresì priva del  foglio informativo in lingua italiana, del nome e del marchio del fabbricante o del responsabile dell’immissione sul mercato, caratteristiche  che devono essere apposte su ogni prodotto o sul suo imballaggio in maniera visibile, leggibile ed indelebile, ai sensi della normativa sulla tutela dei consumatori e la sicurezza dei prodotti.

La titolare del negozio nonché responsabile addetta alla vendita, una quarantaduenne nata a Zheiang, è stata denunciata a piede libero alla Procura. Denunciato pure il socio in affari, nonché marito,  di anni 49,  anch’egli nato a Zheiang, sprovvisto del permesso di soggiorno, è stato accompagnato presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Palermo, da dove ne è uscito con un decreto di espulsione immediatamente esecutivo. La vendita di tutti i prodotti sequestrati in via Maqueda e nell’appartamento di piazza della Rivoluzione, interamente acquistati in nero, avrebbe fruttato ai due extracomunitari oltre un milione di euro.
 

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