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L'ingresso dell'immobile in cui si trova la palestra Virgin in via Ventura

L'ingresso dell'immobile in cui si trova la palestra Virgin in via Ventura

Abusi edilizi alla Virgin, sono 6 gli indagati: tra loro l'ex funzionario del Comune Monteleone

L'inchiesta mette in luce come nell'immobile di via Ventura sarebbero stati realizzati persino una piscina esterna e un intero piano in più di quasi 630 metri quadri senza autorizzazione. I dipendenti pubblici avrebbero omesso di verificare che i permessi fossero in ordine e di far pagare alcuni oneri

A dispetto delle dichiarazioni, secondo la Procura, nell'immobile che oggi ospita il centro fitness Virgin sarebbero state compiute tutta una serie di modifiche senza alcuna autorizzazione. Dal nulla sarebbero spuntate per esempio una piscina esterna di 64 metri quadri, ma anche un intero piano, di quasi 630 metri quadri. Il tutto peraltro anche in violazione delle norme antisismiche. Nell'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, che stamattina - su disposizione del gip Fabio Pilato - ha portato al sequestro dei locali in cui si trova la nota palestra e anche di 60 mila euro sono sei gli indagati, di cui tre funzionari del Comune.

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Tra questi figura Giuseppe Monteleone (già noto alle cronache giudiziarie) nella sua qualità di dirigente responsabile dello Sportello unico delle attività produttive del Comune, tra il 2016 ed il 2017. Ci sono poi Antonino Zanca e Sergio Marinaro, i due dipendenti pubblici che hanno istruito la pratica per i lavori di ristrutturazione. Insieme a loro sono iscritti nel registro degli indagati anche Filippo Basile, amministratore della Euroleasing Company Spa, la società proprietaria dell'immobile di via Gioacchino Ventura al centro dell'inchiesta, e committente dei lavori, Antonino La Duca, progettista e direttore dei lavori, nonché Tommaso Castagna, titolare dell'azienda che ha eseguito i lavori. 

In particolare, secondo la ricostruzione della Procura, che ha coordinato gli accertamenti della polizia municipale, i funzionari pubblici pur sapendo che per fare quei lavori fosse necessario un pemersso di costuire e il pagamento degli oneri di urbanizzazione, non avrebbero provveduto, di fatto favorendo la società di La Duca. Avrebbero omesso di rilevare l'idoneità del titolo edilizio presentato dal proprietario il 6 dicembre del 2016 e, il 7 luglio dell'anno successivo, avrebbero calcolato come oneri totali dovuti da La Duca la somma di 5.820 euro. In realtà, per gli inquirenti, il proprietario dell'immobile avrebbe dovuto versare altri 58.537,95.

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