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Cronaca

Contratti di solidarietà "falsi" per truffare l'Inps: sequestro da 1,4 milioni per i fratelli Lucchese

La guardia di finanza ha eseguito un decreto di sequestro che colpisce il loro patrimonio e quello della Gamac group srl, con cui gestivano decine di supermercati tra Palermo e provincia. La società, già nel 2022, era stata colpita da una confisca da 150 milioni di euro disposta dalla Sezione misure di prevenzione

Le ore di lavoro sarebbero state sempre le stesse per i dipendenti anche se per molti di loro erano stati sottoscritti, in alcuni casi a loro insaputa, i contratti di solidarietà. La guardia di finanza ha eseguito un decreto di sequestro da 1,4 milioni di euro, firmato dal gip Cristina Lo Bue, a carico di Carmelo e Maurizio Lucchese, di 57 e 49 anni. I due fratelli sono indagati per alcune irregolarità che avrebbero commesso con la Gamac Group srl, società con cui gestivano numerosi di supermercati tra Palermo e provincia. All'imprenditore Carmelo Lucchese, a maggio dell'anno scorso, sono stati confiscati dai giudici della Sezione misure di prevenzione beni per 150 milioni di euro perché, "grazie a Cosa nostra", avrebbe sbaragliato la concorrenza facendo crescere il suo patrimonio.

Secondo quanto accertato dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo gli amministratori della società, nel quinquennio 2016-2020, "avrebbero falsamente attestato all'Inps uno stato di crisi aziendale nonché - si legge in una nota - la riduzione dell’orario di lavoro per circa 60 dipendenti all'anno i quali, in realtà, sarebbero stati impiegati in turni considerevolmente superiori". Così facendo la società avrebbe ottenuto, negli anni, un credito contributivo di 1.387.413 euro. Stratagemma segnalato anche dal consulente del lavoro fiduciario dell’amministrazione giudiziaria e confermato anche da alcuni dipendenti, ascoltati dagli investigatori che nel frattempo avevano anche acquisito la documentazione della Gamac Group srl.

"Allo stato - spiegano dal Comando provinciale - i rappresentanti legali pro tempore dell'impresa coinvolta risultano indagati per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e indebita compensazione d’imposta". Le indagini, culminate nell'operazione "Schiticchio", si erano concentrate sull'imprenditore - ad oggi incensurato - che secondo le dichiarazioni di alcuni pentiti avrebbe sempre "operato sotto l’ala protettiva di Cosa nostra". Così scriveva il collegio presieduto della Sezione misure di prevenzione accogliendo nel 2021 la ricostruzione del procuratore aggiunto Marzia Sabella e del sostituto Giovanni Antoci.

"Gli strettissimi rapporti con i boss di Bagheria"

Gli elementi che la Procura aveva portato ai giudici sul conto di Lucchese sono tutti piuttosto risalenti nel tempo, tanto che hanno già dato vita a indagini e processi chiusi con assoluzioni e archiviazioni. L'imprenditore non ha una macchia dal punto di vista penale eppure già da tempo i pentiti lo avevano indicato come in "strettissimi rapporti" con i boss di Bagheria. I finanzieri, coordinati dai vertici del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza sono riusciti adesso a mettere insieme le tessere sparpagliate in varie inchieste.

La scalata prodigiosa "sotto l'ala protettiva di Cosa nostra"

La scalata prodigiosa di Lucchese, come emerso dalle carte dell'operazione "Schiticchio", sarebbe dipesa non da una particolare abilità imprenditoriale, ma dal ricorso alla violenza mafiosa per eliminare concorrenti, risolvere rogne con i dipendenti e anche per acquisire nuovi supermercati, per non pagare il pizzo o per non vederselo aumentare. E, rimarca il tribunale "proprio in coincidenza temporale con i più significativi interventi del sodalizio mafioso in favore dell'impresa di Lucchese", cioè tra il 2004 e il 2011, maggiore sarebbe stata l'espansione della sua azienda.
 

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