Mezzo quintale di "fumo" nascosto in un magazzino dell'ospedale dei Bambini: arrestato

Un palermitano di 49 anni è stato sorpreso non lontano dalla struttura sanitaria (che è estranea ai fatti) mentre scaricava dalla sua macchina due grosse scatole. Le ha poi portate in un deposito gestito da una società che ha in appalto alcuni servizi e di cui è dipendente

(Foto archivio)

Quasi cinquanta chili di hashish (per l'esattezza 49,9), nascosti all'interno di un magazzino dell'ospedale dei Bambini. E' questo che i Falchi della squadra mobile hanno trovato ieri e che ha portato all'arresto di un palermitano, C. M., di 49 anni. L'uomo avrebbe ammesso le sue responsabilità. Ora si trova al carcere Pagliarelli, in attesa che venga fissata l'udienza di convalida.

L'inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Ennio Petrigni e dal sostituto Vittorio Coppola. I poliziotti hanno notato l'indagato che, a pochi passi dal Di Cristina (che è estraneo alla vicenda) scaricava dalla sua macchina due grosse scatole. Lo hanno seguito, scoprendo che entrava in un magazzino in uso ad una società che ha in appalto alcuni servizi per conto dell'ospedale. Lì è stato poi trovato il mezzo quintale di "fumo", dal valore, una volta smerciato, di almeno mezzo milione di euro. L'indagato sarebbe un impiegato della società che occupa il magazzino. Colto sul fatto, non avrebbe negato le sue responsabilità.

E' il terzo grosso carico di droga che viene sequestrato in una decina di giorni. Venerdì scorso, come raccontato da PalermoToday, sempre la squadra mobile aveva scovato dieci chili di cocaina (dal valore di un milione), nascosti nel camion guidato da Antonino Mulè, 40 anni, finito anche lui in carcere. L'uomo era stato bloccato in autostrada, all'altezza di Buonfornello, e non aveva neppure la patente. Il 3 dicembre, invece, erano stati i militari della guardia di finanza a sequestrare dieci chili e 600 grammi sempre di cocaina e sempre a Buonfornello. In quel caso la droga era stata nascosta tra cassette di arance e mandarini e in manette erano finiti C. B., 49 anni, di Gioia Tauro, e G. G. A., di 44, originario di Aosta.

L'acquisto di partite così consistenti di stupefacenti richiede una liquidità di cui, in una fase di crisi come questa, possono disporre solo organizzazioni criminali di un certo peso. Difficile che Cosa nostra possa consentire simili movimenti senza avere almeno un tornaconto. Dalle indagini condotte dalla Dda nell'ultimo periodo è emerso peraltro chiaramente che la droga è tornata ad essere uno dei business principali dei boss, che quasi mai gestiscono direttamente lo smercio, ma si affidano a uomini di fiducia che versano loro quote di denaro fisse sugli incassi.

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