Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca Zen / Via Marciano Rocky

Da orto a discarica abusiva, sequestrata mega area allo Zen: due denunce

Il terreno, ceduto in comodato d'uso ad uno degli indagati, è stato "violentato" dal 2012 al 2013 per lo smaltimento di rifiuti speciali. Trovati due escavatori utilizzati per sotterrare gli sfabbricidi laddove, a poche decine di metri, qualcuno coltivava

I carabinieri pongono i sigilli nella discarica abusiva dello "Zen 2"

Avevano trasformato un orto in una discarica abusiva da 6 mila metri quadrati. I carabinieri hanno proceduto al sequestro preventivo di un'area del quartiere "Zen 2" e deferito in stato di libertà due soggetti ritenuti responsabili di aver svolto l'attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Le indagini hanno permesso di accertare come i due, di cui non sono state rese note le generalità, avessero scaricato tra il 2012 ed il 2013 "ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da rifiuti di demolizione, costruzione e scavo".

GUARDA ANCHE: RIPRESE AEREE DELLA DISCARICA

L'area interessata, che in origine era un orto, si trova nei pressi di via Rocky Marciano. Dalle immagini riprese dall'alto dai militari del 9° elinucleo dei militari, si è potuto constatare che la zona fosse stata parzialmente recintata e utilizzata come discarica. Nel bel mezzo dell'area, infatti, si trovavano due piccoli escavatori utilizzati dagli indagati per accumulare e spianare rifiuti. Dall'analisi dello stato dei luoghi, effettuata tramite una comparazione delle immagini riprese dall'alto e quelle contenute nel database di Google Earth, i carabinieri hanno documentato "un'opera di parziale riempimento dell'area".

Così i militari si sono adoperati per raccogliere importanti dichiarazioni dai soggetti visti allontanarsi dalla discarica per poi identificare i reali utilizzatori del sito. Le operazione coordinate dal dai sostituti procuratori Daniela Randolo e Claudia Ferrari hanno permesso di ricostruire l'inizio della storia: il terreno fu ceduto nel 2008 in comodato d'uso ad uno degli indagati, che si era successivamente preoccupato di effettuare "profondi mutamenti morfologici" in quell'area. Il sequestro preventivo è stato ritenuto necessario in considerazione del fatto che, durante uno degli ultimi servizi perlustrativi, si è potuto notare come in quel terreno si fosse presente una coltivazione, evitando così "l'aggravarsi ed il protrarsi delle conseguenze del reato".

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