Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

"Truffa colossale": quei consulenti che succhiavano i soldi della Regione

La Finanza ha scoperto l'illecito meccanismo con il quale la banca giapponese avrebbe incassato interessi con cifre a nove zeri. Oltre agli indagati, si lavora per scoprire eventuali referenti politici che hanno permesso l'operazione ed un presunto giro di mazzette

Il procuratore aggiunto Francesco Messineo e gli uomini della Finanza

"Un colossale caso di truffa". Così il generale del guardia di finanza Giancarlo Trotta ha definito le operazioni finanziarie contrattate fra la Regione siciliana e la banca d'affari internazionale Nomura internationatl plc che hanno portato al sequestro di beni per 104 milioni e ad indagare su tre consulenti palermitani e quattro manager della finanza. Sono due i filoni investigativi seguiti dal Nucleo di polizia tributaria con il coordinamento della Procura della Repubblica: uno riguarda la cartolarizzazione del debito della Regione nei confronti di aziende operanti nel settore sanitario, mentre l'altro si riferisce alla ristrutturazione del debito pattuita con l'istituto di credito giapponese. Grazie a questi meccanismi avrebbero creato un danno di circa 175 milioni di euro di soldi pubblici.

LE PAROLE DI MESSINEO (VIDEO)

Tutto è nato dalla necessità della Regione di restituire un debito contratto con aziende sanitarie private, poi costituitesi nel consorzio "Crediti sanitari Regione Sicilia srl", per alcune forniture risalenti agli anni '95, '97 e '98. Per evitare la paralisi del sistema sanitario, diretta conseguenza del mancato pagamento ai creditori, la Regione avrebbe utilizzato "lo strumento lecito della cartolarizzazione - ha spiegato il colonnello Pierpaolo Manno -. Questo, però, avrebbe comportato il pagamento di un tasso di interesse assai oneroso rispetto a quanto dovuto seguendo logiche di mercato alternative, legittime e trasparenti".

Pur di sanare il debito in tempi stretti, la Regione si sarebbe impegnata in un'operazione del tutto antieconomica. In breve, a fronte di un debito di 628 milioni di euro la Regione ha sottoscritto un contratto con la banca giapponese la quale si sarebbe fatta carico del debito incassando poi una somma complessiva di 785 milioni. Tutto questo quando alla Regione "avrebbero potuto affidarsi a soluzioni più 'classiche' - ha spiegato il procuratore aggiunto Leonardo Agueci - ricorrendo per esempio alla Cassa depositi e prestiti". Così facendo avrebbero potuto risparmiare 115 milioni di euro.

Qui entrano in gioco i manager della banca d'affari e i tre consulenti finanziari palermitani e un consulente per la Regione e docente di Economia presso l'Università di Palermo. I primi due avrebbero rappresentato gli interessi della Nomura, ricevendo in cambio un bonifico da 20 milioni di euro sui conti correnti di società estere a loro riconducibili con sede a Dublino e nelle Isole Vergini Britanniche. Loro si sarebbero occupati dei rapporti con l'istituto di credito, inizialmente scelto come advisor e successivamente proposto come finanziatore per sanare il debito regionale. Quei 20 milioni, poi, avrebbero fatto il giro del mondo tramite alcune banche svizzere prima di finire nei conti correnti dei diretti interessati.

Il secondo filone investigativo, invece, riguarda la cosiddetta "ristrutturazione del debito" effettuata tramite strumenti finanziari derivati. Le indagini hanno dimostrato come il contenuto negoziale dei tre contratti stipulati con la Nomura tra il 2005 ed il 2006 "è stato gravemente squilibrato - si legge in una nota della finanza - a danno della Regione, che ha patito un danno quantificato in circa 60 milioni di euro". Gli investigatori lavoreranno ancora per "individuare eventuali dazioni di denaro in favore di referenti politici che hanno consentito la conclusione dei tre contratti".

Per recuperare parte della perdita cagionata dagli inusuali movimenti bancari, la guardia di finanza ha bloccato lo scorso giugno il pagamento della rata semestrale della Regione (pari a 6,9 milioni di euro) nei confronti della banca giapponese. A questo si aggiunge la misura di sequestro preventivo dei beni riconducibili agli indagati: 23 terreni, 27 fabbricati e 13 società, per il valore complessivo di 104 milioni di euro. "Dobbiamo tutelare le risorse pubbliche - ha aggiunto il generale Trotta - e risarcire la Regione del maltolto".

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