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Cronaca

Società intestate pure ai morti per frodare il Fisco, sequestro da 8,5 milioni tra Palermo e la Toscana

I finanzieri di San Giovanni Valdarno hanno eseguito un provvedimento del gip nei confronti di cinque indagati e una società di commercio di abbigliamento. Il sequestro è legato all'inchiesta che, con l'operazione Ursula, portò all'arresto dell'imprenditore Giovanni Notaro

Ci sarebbero state società intestate a prestanome, in un caso anche a un morto, utilizzate per operazioni con cifre da capogiro ma di fatto mai realizzate. I finanzieri della Compagnia di San Giovanni Valdarno, in Toscana, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo a garanzia dell'Erario e finalizzato alla confisca di beni per 8,5 milioni di euro a cinque indagati e ad una società di commercio di abbigliamento. Con il supporto dei colleghi di Siena, Lucca e Palermo sono stati sequestrati degli immobili in Toscana ma anche nel capoluogo siciliano e nel comune di Carini. Il provvedimento è stato emesso dal gip di Arezzo su richiesta della procura.

Le indagini, scattate nel 2019, sono state concentrate su alcuni flussi finanziari e rapporti commerciali considerati anomali tra una società austriaca e un'altra con sede a Terranuova Bracciolini, in provincia di Arezzo. Al termine della prima fase investigativa, nel novembre del 2020, fu arrestato l’imprenditore palermitano Giovanni Notaro, 58 anni ad aprile, per emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di oltre 14 milioni di euro "che hanno prodotto per le aziende beneficiarie della frode - si legge in una nota - un significativo ‘risparmio’ dell’imposta conseguito con la contabilizzazione di costi fittizi, con la detrazione indebita di Iva, nonché attraverso la ‘compensazioni di partite’ tra debiti e crediti fiscali inesistenti".

Le indagini avrebbero confermato il ruolo di alcune "società cartiere" con rilevanti volumi di fatturato ma di fatto sprovviste di uffici, contabilità, utenze intestate e personale dipendente, amministrate da soggetti "prestanome", spesso reperiti tra i parenti e amici. Dopo la prima fase investigativa sono stati eseguiti interventi ispettivi, nei confronti di dieci società, con sede in varie province toscane e nel Lazio, e dei relativi amministratori.

"E’ stata operata - conclude la nota - la compiuta ricostruzione delle imposte effettivamente sottratte all’Erario, per un ammontare di 8,5 milioni di euro, in misura pari al profitto generato dai reati commessi, ossia all’ammontare delle imposte evase, per Iva, imposte sul reddito di società e persone fisiche. L’ingente evasione fiscale ha indotto l’autorità giudiziaria ad emettere un provvedimento di sequestro per salvaguardare la garanzia del credito erariale".

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