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Cronaca Partinico

Ville e auto di lusso con il business dei rifiuti: arresti e sequestri tra Partinico, San Giuseppe Jato e San Cipirello

Cinque le misure cautelari eseguite da carabinieri e guardia di finanza, che hanno sequestrato beni per 2,5 milioni, tra i quali una Ferrari. Nel mirino gli amministratori di Cogesi ed Eco Industry: in tre finiscono ai domiciliari, obbligo di dimora per un altro soggetto. Indagato pure un dipendente comunale (ora sospeso). Avrebbero barato su forniture, emesso false fatture e pilotato un fallimento

Con gli appalti per la gestione dei rifiuti si sarebbero arricchiti e i soldi che avrebbero illecitamente incassato - secondo carabinieri e guardia di finanza barando ad esempio sulla fornitura dei mezzi o dichiarando spese fittizie per il carburante - li avrebbero usati per comprare case (una a Montecarlo), ville con piscina, barche, orologi e auto di lusso, come una Ferrari 488 (che da sola vale più di 200 mila euro), persino una pasticceria e un lingotto d'oro.

Non solo. Gli amministratori di diritto e di fatto della Cogesi srl di San Giuseppe Jato, che fino al 2019 si è occupata della raccolta dei rifiuti a Partinico, avrebbero pure pilotato il fallimento della ditta, costituendone un’altra - la Eco Industry srl - "per la commissione dei medesimi delitti". Sullo sfondo sempre il business dell'immondizia.

Con l’accusa di bancarotta fraudolenta, intestazione fittizia di beni e quote societarie, inadempimento di contratti per pubbliche forniture, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e auto riciclaggio, questa mattina, sono stati eseguite dai finanziari e dai militari dell’Arma cinque misure cautelari tra Partinico, San Giuseppe Jato e San Cipirello. Nell'ambito dell'operazione, denominata Cogenesi, sequestrati inoltre beni per oltre 2,5 milioni ai vertici delle due aziende, già destinatarie di provvedimenti interdittivi antimafia per collegamenti con esponenti mafiosi del mandamento di San Giuseppe Jato.

In tre sono finiti agli arresti domiciliari: si tratta di Michele Lo Greco (30 anni), Stefano Lo Greco (36 anni) e la moglie di quest’ultimo, Valentina Mangano (27 anni). Per un quarto soggetto, Vincenzo Lo Greco (71 anni), è scattato l’obbligo di dimora; ad essere coinvolto nell’indagine anche un dipendente del Comune di Partinico, Giuseppe Gallo ( (all’epoca dei fatti responsabile del settore Lavori pubblici e Servizi ambientali), colpito da una misura interdittiva che ne ha determinato la sospensione dal servizio. Indagato a piede ibero un commercialista.

Partinico, autocompattatore scarica rifiuti in strada

L’attività d’indagine - che ha portato all’ordinanza, emessa dal gip del Tribunale di Palermo Paolo Magro su richiesta dei sostituti procuratori Vincenzo Amico e Andrea Fusco, coordinati dall’aggiunto Sergio Demontis - è stata avviata dopo l’incendio di alcuni mezzi che si trovavano nell’autoparco del Comune di Partinico. In seguito a questo episodio, avvenuto nel settembre 2018, i carabinieri di Partinico avrebbero raccolto (grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali) elementi tali da collegare l’atto intimidatorio alla procedura di nolo dei mezzi destinati al servizio di raccolta dei rifiuti che il Comune aveva aggiudicato alla Cogesi. Al momento dell'incendio, i mezzi della Cogesi non erano parcheggiati nell'autoparco comunale ma in uno slargo non lontano.

L’azienda sarebbe stata favorita dal dipendente, che avrebbe dovuto segnalare le inadempienze contrattuali - noli in misura inferiore a quella dichiarata, mezzi privi di revisione o non iscritti all’albo dei gestori ambientali - e avviare una procedura di messa in mora finalizzata alla risoluzione del contratto. Il burocrate sarebbe responsabile anche di omessa comunicazione all’Anac dell’interruzione del rapporto contrattuale. Rapporto che poi è stato interrotto pochi mesi prima della scadenza dal sindaco Maurizio De Luca, dimessosi a maggio 2019 denunciando "un clima politico che rende impossibile il cambiamento". Mentre a luglio dell'anno scorso, il Comune di Partinico è stato sciolto per infiltrazioni mafiose.

Dai successivi accertamenti documentali e dall’esame dei flussi finanziari, secondo i  militari della compagnia della guardia di finanza di Partinico, sarebbe emerso che gli indagati, attraverso dei crediti sorti in capo ai soci e relativi a finte spese per l’acquisto di carburante nonché altre operazioni simulate con una ditta individuale di fatto a loro riconducibile, avrebbero architettato "un fittizio aumento del capitale sociale della Cogesi con il mero fine di accrescere la solidità economico-finanziaria e patrimoniale dell’azienda ed accedere così a bandi di gara più consistenti, inducendo in errore la pubblica amministrazione e continuando ad arricchirsi indebitamente con l’aggiudicazione illecita degli appalti indetti da vari enti locali per la gestione dei rifiuti".

Nel provvedimento cautelare, il gip Paolo Magro ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei profitti, derivanti dalla bancarotta fraudolenta e dall’utilizzo di false fatturazioni, del complesso aziendale della Eco Industry srl, di un immobile a San Cipirello e di due auto di lusso.

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