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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

L'inchiesta sui compro oro e la rete di "prelevatori": sotto sequestro altre due imprese, conti e immobili

Il provvedimento eseguito dalla Finanza colpisce un patrimonio da circa 15 milioni di euro e 17 indagati che avrebbero aperto dei conti correnti per ricevere il denaro da girare poi in contanti al titolare di una delle attività. Si tratta dello sviluppo delle indagini che la scorsa settimana avevano portato all'arresto di 5 persone

Avrebbero sfruttato altri due compro oro, oltre quelli già sequestrati la scorsa settimana, per creare uno schermo sulla presunta attività illecita di riciclaggio di collane, bracciali e anelli, in molti casi rubati sotto l’occhio vigile della mafia sempre pronta a fare affari loschi. I finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo urgente, per un valore di circa 15 milioni, emesso dalla Procura nei confronti di 17 persone indagate per riciclaggio aggravato. Tra i beni sottoposti a sequestro ci sono due attività di compro oro (delle quali non sono stati forniti i nomi), dieci conti correnti, auto, immobili e aziende.

Si tratta della prosecuzione dell’inchiesta che la scorsa settimana ha portato all’arresto di Vincenzo, Rosario e Francesco Luca, Sergio Rubino e Ilenia Catalano. "L’attività investigativa - si legge in una nota - avrebbe fatto emergere un ulteriore meccanismo di riciclaggio adottato nell’ultimo anno ancora più insidioso di quello precedente" pensato per "ridurre la possibilità di ricondurre gli illeciti agli effettivi responsabili. Il sistema di riciclaggio si sarebbe realizzato attraverso le due nuove imprese esercenti l’attività di compro oro che sarebbero state create per non far più comparire la società al centro dell’inchiesta nelle operazioni di compravendita".

Dalle indagini sarebbe emerso anche il coinvolgimento di almeno undici persone che avrebbero fatto da "prelevatori", ovvero si sarebbero messi a disposizione del titolare di una delle due imprese aprendo dei conti correnti poi utilizzati per ricevere il denaro delle operazioni illecite. "Gli originari flussi finanziari - si conclude nella nota - sarebbero stati così ripartiti in molteplici direzioni, anche attraverso successivi trasferimenti tra le stesse undici persone, che si sarebbero poi recate presso negli uffici postali per effettuare i prelievi di denaro per farlo pervenire, in contanti, ai titolari della società al centro dell’inchiesta". Nel corso degli ultimi 12 mesi sarebbero state fatturate complessivamente cessioni di oro di illecita provenienza per oltre 15 milioni di euro.

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