Cronaca

Minaccia di morte l'ex marito per avere il mantenimento, il gip archivia: "Non è estorsione"

La contesa tra i coniugi dopo la separazione. Lei, anche con dei messaggi e degli appostamenti, avrebbe preteso 1.200 euro al mese. Lui l'aveva denunciata sostenendo gliene spettassero solo 350 e di essere stato costretto con la violenza a versarne di più. Ma per il giudice, al di là dei modi, la pretesa era fondata

"Se non vuoi il morto mandami i soldi" e "solo una spinta gli devo dare e gli devo far sbattere la nuca a terra", sono queste alcune delle minacce che G. F., palermitana di 47 anni, avrebbe rivolto all'ex marito per farsi pagare 1.200 euro di mantenimento dopo la separazione. Minacce che la donna avrebbe esteso anche all'ex suocera e all'ex cognata e che avevano portato lui a denunciarla per estorsione, sostenendo che si sarebbe anche appostata sotto casa e che avrebbe mandato messaggi minatori attraverso Whatsapp e Messenger, anche se le sarebbero spettati soltanto 350 euro al mese.

Una storia di amore finita in frantumi dopo 16 anni di matrimonio, fatta di denunce e di procedimenti penali e civili, quella tra i due. Alla fine, però, la posizione della donna è stata archiviata dal gip Marco Gaeta, su richiesta dello stesso pubblico ministero, anche perché la difesa dell'indagata, rappresentata dall'avvocato Dario Falzone (nella foto), ha dimostrato che, al di là dei toni e dei modi, effettivamente le spettassero 1.200 euro di mantenimento che la presunta vittima non le avrebbe versato.

dario-falzone-avvocatoL'uomo aveva denunciato la ex ai carabinieri il primo settembre del 2018, raccontando delle continue minacce, anche di morte, e riferendo i messaggi che la donna avrebbe mandato a lui, alla madre e alla sorella, come "ti lascerò tignusa, ti vengo a prendere, me la paghi". L'uomo sosteneva che G. F. in più circostanze lo avrebbe costretto a pagare più dei 350 euro previsti come mantenimento.

La donna era finita sotto inchiesta per estorsione. Il suo avvocato però ha ricostruito come la coppia, il 17 gennaio del 2018, avesse avviato la separazione consensuale e nel ricorso avesse stabilito, a titolo di mantenimento dell'indagata, la somma di 1.200 euro mensili (da rivalutarsi annualmente secondo gli indici Istat), oltre a 100 euro per il figlio. Il 25 ottobre successivo, il tribunale aveva sancito la separazione e confermato il contenuto dell'accordo sul mantenimento economico. Quindi - questo ha messo in evidenza la difesa - la donna avrebbe avanzato una "pretesa legittima e fondata", nonché avrebbe agito "nella convinzione di esercitare un suo diritto".

L'avvocato ha rimarcato che "sebbene non ispirati a criteri di mitezza e dialogo nei confronti dell'ex, gli atti dell'indagata erano comunque finalizzati solo a conseguire la somma legittimamente spettante in virtù del ricorso congiunto e della successiva sentenza del tribunale", tanto che aveva anche denunciato l'ex, il 5 e il 10 dicembre del 2018, proprio perché questi non avrebbe provveduto a versarle il mantenimento stabilito dal tribunale.

Con questi elementi, il pm ha dunque deciso di chiedere l'archiviazione del fascicolo: "All'esito delle indagini - si legge nel provvedimento - è emerso come la persona offesa dovesse all'indagata 1.200 euro mensili a titolo di assegno di mantenimento e non già la somma di 350 euro, con la conseguenza che la pretesa dell'indagata non si configura come astrattamente esorbitante o irragionevole" e "sotto altro profilo, in assenza di testimoni imparziali ed in considerazione dell'acceso clima di conflittualità tra le parti, non può trovare conferma la versione dei fatti fornita dalle persone offese, non potendosi escludere possibili strumentalizzazioni del presente procedimento penale al fine di incidere in modo surrettizio sulla determinazione dell'assegno di mantenimento, la cui corresponsione non risulta essere stata regolarmente effettuata" dall'ex marito. Un'istanza che il giudice ha accolto. 
 

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