Cronaca

Fognatura inadeguata a Mondello, il Comune deve risarcire 150 mila euro

L'Amministrazione condannata dal giudice a pagare i proprietari di due ville. Una donna di 58 anni invece riceverà 9 mila euro da Villa Sofia: le era stato diagnosticato per errore un cancro. Dei due casi si è discusso al seminario sulla tutela dei consumatori

Un momento della conferenza stampa (da sx Alessandro Palmigiano

Una diagnosi sbagliata e danni subiti a causa del cattivo stato della fognatura. Due importanti rimborsi per privati che hanno subito danni morali e sostanziali dall’ospedale Villa Sofia e dal Comune di Palermo. Di questi e di altri casi si è discusso stamattina all'apertura del VI Seminario sulla tutela dei consumatori promosso dal dipartimento Dems dell'Università di Palermo, dalla Fondazione Rosselli, e dallo Studio legale Palmigiano di Palermo.

FOGNE A MONDELLO - Nel corso della conferenza stampa è stata illustrata una recente sentenza della terza sezione civile del Tribunale di Palermo, presieduta dal giudice Giuseppe Rini, che ha condannato il Comune a pagare 150 mila euro per l'inadeguatezza del sistema fognario ai proprietari di due ville di Mondello, i quali avevano subito gravi danni a seguito delle piogge. I proprietari delle ville, dovendo porre rimedio ai gravi danni riportati dall'immobile, hanno proposto ricorso al presidente del Tribunale perchè fosse nominato un consulente tecnico d'ufficio per accertare i danni e le responsabilità. La perizia ha confermato la tesi dei proprietari delle ville, affermando che i danni erano dovuti alla rete di canalizzazione inadeguata: “La causa del fenomeno è ascrivibile alla insufficiente capacità di smaltimento delle acque per tramite della rete di canalizzazione delle acque del Comune”.

"HA UN CANCRO", ANZI NO - Seicento euro al giorno. Enrico Catanzaro, giudice monocratico della prima sezione civile del Tribunale di Palermo, ha stabilito questa come quota risarcitoria per Carmela Ruvituso, la donna di 58 anni, cui era stato diagnosticato senza ombra di dubbio un cancro al rene in stato molto avanzato che le avrebbe lasciato pochi mesi di vita. Il giudice ha individuato in 16 giorni (e non nei tre mesi richiesti) il tempo in cui la signora è stata pesantemente lesa nelle sue “legittime aspettative di una vita ancora lunga” e ha ritenuto opportuno rimborsare il “danno morale ed esistenziale” anche senza conseguenze sul corpo per il tempo in cui ha creduto di avere pochi mesi di vita.

Proprio Alessandro Palmigiano, senior partner dello studio e coordinatore del Centro di ricerca giuridica della Fondazione Rosselli, ha assistito la donna, insieme con i colleghi Licia Taormina e Mattia Vitale, e ha illustrato le novità del risarcimento imposto all'azienda ospedaliera. “Si tratta di una delle prime sentenze  -  ha spiegato Palmigiano  -  che riconosce il danno morale ed esistenziale, anche in assenza di un danno diretto corporale, come nel classico caso della garza dimenticata dal chirurgo durante l'intervento. Nel caso specifico, la donna è stata convinta per sedici giorni di essere vicina alla morte a causa di un cancro al rene in fase metastatica, quando si trattava invece di una probabile pleuropolmonite virale senza evidenza, nel liquido pleurico, di alcuna componente di cellule maligne”.

All'origine della vicenda un errore di interpretazione da parte dell'anatomopatologo dell'azienda ospedaliera di Palermo, che ha consegnato agli pneumologi una diagnosi citologica falsamente positiva. Anche i radiologi, nella lettura delle radiografie, sono incorsi in errore diagnosticando una neoplasia renale sinistra che poi è stata esclusa dai medici dell'Istituto oncologico europeo di Milano. Secondo il giudice “la condotta colposa dei sanitari, e quindi dell'ospedale, è da individuarsi nell'aver dato alla paziente in termini di certezza una diagnosi errata poi totalmente smentita da successive analisi”. Un “errore non scusabile, poiché l'eventualità di un falso positivo non è stato nemmeno preso in considerazione”. E “con l'errata diagnosi di un tumore maligno renale è stato violato il diritto dell'attrice alla propria serenità e tranquillità familiare”.

 

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