"Hanno salvato vite umane": allo staff della Sea Watch la cittadinanza onoraria di Palermo

Il sindaco Leoluca Orlando ha annunciato di voler concedere il titolo all'equipaggio della nave che si trova di fronte Lampedusa con decine di migranti a bordo. "Protagonisti di un'operazione di umanità e professionalità"

Carola Rackete, capitano della Sea Watch

"Agli uomini e alle donne della Sea Watch per l'impegno mostrato di fronte al drammatico ed inarrestabile flusso migratorio, contribuendo in modo determinante al salvataggio di vite umane. Per rendere omaggio a cittadini e cittadine che negli ultimi mesi sono protagonisti di una operazione di umanità e professionalità; un atto di amore e coraggio che giorno dopo giorno ha salvato e salva vite umane, ridato speranze e costruito un ponte di solidarietà nel mare Mediterraneo, anche contro logiche, politiche e leggi che poco hanno di umano e civile". Con queste parole, il sindaco Leoluca Orlando ha annunciato di voler concedere all'equipaggio e allo staff della nave Sea Watch la cittadinanza onoraria della città di Palermo, dopo quella concessa, con analoga motivazione, alla Guardia Costiera (ottobre 2015) e a Medici senza Frontiere (settembre 2015).

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E anche il Senato accademico e il consiglio di amministrazione dell’Università di Palermo esprimono "all’unanimità piena solidarietà al capitano e all’equipaggio della nave Sea Watch 3". "Ricordiamo - si legge in una nota - come il salvataggio di naufraghi sia un dovere non solo morale, ma giuridico, e che ogni evento di soccorso si può dichiarare concluso, secondo quanto stabilito dalle Convenzioni internazionali in materia, solo quando tutte le persone salvate sono portate in un luogo in cui la loro vita e la loro sicurezza non sono più a rischio. L’unico porto offerto alla Sea Watch 3 è stato quello di Tripoli: la capitale di un paese in guerra dove l’Onu ha dichiarato che ogni giorno si consumano 'indicibili orrori' ai danni delle persone migranti. Non riconducendo in Libia i naufraghi soccorsi la capitana della nave ha semplicemente rispettato il divieto di refoulement, oltre che i principi più elementari di etica e umanità. A quel punto, nel rispetto del diritto internazionale e, segnatamente, della Convenzione di Amburgo, la capitana si è diretta verso l’isola di Lampedusa, porto sicuro, che consentiva una ragionevole deviazione di rotta".

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Alla luce di tutto questo, l’Università "esprime grave preoccupazione per il clima di ostilità contro tale nave e il suo equipaggio e auspica che il calvario dei profughi tenuti a bordo da settimane, dopo avere già subito violenze e torture in territorio libico, possa concludersi al più presto nel rispetto del diritto e dei diritti, e si augura che sarà presto possibile tornare a discutere con ragionevolezza e umanità del tema delle migrazioni, smettendo di criminalizzare il soccorso in mare e le navi della società civile che svolgono da anni un prezioso lavoro di monitoraggio e tutela dei diritti e del diritto".
 

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