Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Tolta la scorta a Ingroia, Di Matteo lancia l'allarme: "E' in pericolo"

La revoca della misura di protezione è stata comunicata all'ex pm lo scorso 9 maggio, pochi giorni dopo la sentenza sulla trattativa Stato-mafia le cui indagini sono state avviate proprio da Ingroia: "Un fatto grave, ero e resto in pericolo". Di Matteo: "La mafia non dimentica"

Antonio Ingroia

L'ex pm palermitano, oggi avvocato, Antonio Ingroia non ha più la scorta. A dare la notizia - riportata da "Il Fatto Quotidiano" - nel corso di una  manifestazione pubblica, a Milano, è stato il magistrato Nino Di Matteo che ha portato in aula le indagini avviate da Ingroia sulla trattativa Stato-mafia. La comunicazione della revoca delle misure di protezione ad Ingroia è arrivata lo scorso 9 maggio, tramite una lettera consegnata a mano da un funzionario della questura di Palermo all'avvocato. A prendere la decisione, d'intesa con il prefetto di Roma, l'Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale. Il motivo? "Non esiste più per lui una concreta e attuale esposizione a pericoli o minacce". Totalmente in disaccordo Di Matteo che lancia l'allarme: "Ingroia è in pericolo. La mafia e i potenti che colludono con la mafia non dimenticano".

"Mi è stata tolta la scorta - conferma Ingroia all'Agi - dopo 27 anni in modo burocratico, senza alcun confronto sulle attuali condizioni di rischio. Me ne sono lagnato formalmente con una lettera inviata prima all'allora ministro dell'Interno, Marco Minniti, poi al suo successore, Matteo Salvini, senza ricevere alcuna risposta. E' un fatto grave: io ero, sono e resto in pericolo". 

“Che Stato è - commenta Lista del Popolo per la Costituzione - uno Stato che si rifiuta di proteggere e garantire la sicurezza di chi lo ha servito a lungo e fedelmente, mettendo a rischio la propria vita? La decisione di togliere la scorta ad Antonio Ingroia, per oltre 30 anni pm in prima linea nella lotta alla mafia, è gravissima e lascia sconcerti, nel merito e per la tempistica, visto che è arrivata subito dopo la sentenza del processo trattativa, di cui Ingroia è stato il ‘padre’. Ingroia ha fatto condannare mafiosi, uomini di Stato collusi con la mafia, ha denunciato e continua a denunciare il malaffare mafioso in tutte le sue sfaccettature. Che lo Stato metta a rischio la sua vita con la leggerezza di un atto burocratico è davvero sconcertante, chiediamo perciò al nuovo governo di provvedere quanto prima a garantire ad Ingroia la sicurezza cui ha diritto. Diceva Giovanni Falcone: ‘In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere’. Al Ministero tengano ben presenti queste parole”. 

“La decisione assunta sotto il precedente governo di togliere la scorta ad Antonio Ingroia lascia senza parole per la sua gravità, per la sua assoluta infondatezza e per la tempistica a dir poco sospetta - si legge in una nota di Azione Civile -. Si vuole far credere che il pericolo sia passato solo perché Ingroia non è più magistrato, come se la sua lunga storia di pm a Palermo non dicesse abbastanza: oltre 30 anni in prima linea nella lotta alla mafia, istruendo processi che hanno portato a condanne importanti, di boss mafiosi e di uomini dello Stato collusi con quei boss. E guarda caso la decisione è arrivata appena due settimane dopo la sentenza sul processo trattativa Stato-mafia, indagine avviata proprio da Ingroia e che molti fili scoperti ha toccato. Una coincidenza? Difficile crederlo. Ed è difficile credere anche che i vertici del Ministero davvero possano ritenere Ingroia non più a rischio, visto che basta conoscere un minimo la mafia per sapere che Cosa nostra non dimentica. Il nuovo governo rimedi perciò quanto prima alla sconcertante decisione presa a maggio e attribuisca di nuovo ad Antonio Ingroia una scorta che ne garantisca la sicurezza. Uno Stato degno di tale nome protegge chi lo ha servito, non lo abbandona alle ritorsioni dei poteri criminali. La storia dovrebbe insegnare qualcosa”.
 

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