Tar accoglie ricorso: il Capitano Ultimo riavrà la scorta

Lo scorso 3 settembre il ministero dell'Interno ha revocato la misura di protezione all'uomo che arrestò Riina per “mancanza di segnali di pericolo". Ieri, nella casa famiglia gestita dall’associazione che porta il nome del Capitano, è stato appiccato un incendio doloso

Il colonnello Sergio De Caprio, meglio noto come il Capitano Ultimo - l'uomo che nel 1993 arrestò il boss Totò Riina - riavrà la sua scorta. Lo ha deciso il Tar del Lazio, riferisce l’Ansa. Il tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato da De Caprio contro il ministero dell’Interno, guidato da Matteo Salvini. La revoca della musira di protezione era stata disposta il 3 settembre scorso per “mancanza di segnali di concreto pericolo". Il ricorso verrà trattato nel merito l’11 giugno prossimo. 

Era stato lo stesso Ultimo, alla vigilia della perdita della tutela, a sfogarsi con una serie di tweet corredati dall'hashtag "#no mobbing di Stato". "La mafia di Bagarella e di Riina non sono più un pericolo. Cara mamma, c'era una volta la sicurezza dei cittadini", il tweet del Capitano per protestare contro la revoca della sua scorta effettiva.

Solo ieri all’ingresso della casa famiglia gestita dall’associazione volontari Capitano Ultimo a Roma, dove alloggiano alcuni minorenni, un'auto è stata data alle fiamme. L'incendio è divampato intorno alla mezzanotte in via delle Tenuta della Mistica, strada secondaria che si trova nella zona di Tor Tre Teste. Sul posto per spegnere il rogo sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno accertato la natura dolosa dell'incendio. 

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