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Stefano e Antonio Maiorana

Stefano e Antonio Maiorana

Si riapre il caso Maiorana: spuntano due nuove impronte sulla loro Smart

La macchina di padre e figlio spariti nel nulla nel 2007 venne ritrovata pochi giorni dopo nel parcheggio dell’aeroporto Falcone e Borsellino. Proprio da Punta Raisi partì una telefonata sospetta. Nel giallo sbuca anche il nome del boss Matteo Messina Denaro

Il gip respinge la richiesta del pm e ordina nuove indagini sulla scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana, padre e figlio spariti dalla circolazione il 3 agosto 2007, che all’epoca avevano rispettivamente 47 e 22 anni d’età. Un mistero senza fine: la loro macchina, una Smart, venne ritrovata pochi giorni dopo nel parcheggio dell’aeroporto Falcone e Borsellino di Punta Raisi. E adesso - come rivela il Corriere della Sera - il giudice dell’indagine preliminare Marco Gaeta ha ordinato nuove indagini proprio a partire da alcune impronte digitali rilevate su quella Smart, da comparare con quelle di due persone che potrebbero sapere qualcosa.

La Procura riteneva di non avere gli elementi sufficienti per sostenere l’accusa di omicidio a carico del costruttore Paolo Alamia (considerato vicino ad ambienti mafiosi e all’ex sindaco Vito Ciancimino) e dell’imprenditore Giuseppe di Maggio di Torretta. La richiesta di archiviazione era stata notificata anche a Rossella Accardo, ex moglie di Antonio Maiorana, che un anno e mezzo dopo la scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana - nel 2009 - ha perso anche l’altro figlio Marco, morto suicida. La donna lo scorso luglio aveva chiesto di non archiviare l’inchiesta e di concentrare l’attenzione proprio su quelle impronte digitali.

Proprio da Punta Raisi, dove è stata trovata la macchina dei Maiorana, partì la telefonata di un collaboratore di Paolo Alamia a Dario Lopez, un personaggio che aveva affari in comune con il costruttore. "Lopez - spiega il Corsera - nell’inchiesta palermitana sulla scomparsa dei Maiorana assume il ruolo di testimone 'dall’atteggiamento costantemente ambiguo', come sottolinea il pm Tartaglia che oggi è consulente della commissione parlamentare antimafia. Tra le altre cose, riferisce il magistrato nella richiesta di archiviazione, 'Lopez ha testualmente dichiarato di avere avuto modo di visionare personalmente un filmato, conservato da Stefano Maiorana, che riprendeva Alamia nella sua villa di Altavilla Milicia nel corso di un rapporto sessuale consumato con una ragazza minorenne, di 14 anni al massimo'. Il testimone racconta di aver sentito Maiorana gridare ad Alamia 'che avrebbe fatto uscire i filmini... 'ti rovino … ti faccio finire sui giornali'". 

Da qui il collegamento sul possibile movente dell’omicidio consumato col metodo della "lupara bianca", di mafiosa memoria. I Maiorana furono visti per l'ultima volta in un cantiere di Isola delle Femmine dove stavano costruendo delle villette. Tre anni fa in un pozzo, sepolti da metri di materiale edile, vennero ritrovati una scarpa e un sacco sporco di tracce rosse. La scarpa però, secondo quanto accertato dagli esperti, sarebbe di una donna mentre il sacco non sarebbe stato in vedita all'epoca dei fatti. 

Nel giallo della scomparsa spunta anche il nome del boss Matteo Messina Denaro. Sullo sfondo c'è "la volontà di spezzare un ricatto che alla vigilia della sparizione, tra il 24 e il 25 luglio 2007, aveva avuto anche il pagamento di un prezzo: la cessione di parte delle quote di due società edili da Alamia a Maiorana e alla sua compagna, l’allora trentasettenne argentina Karina Andrè. Una donna che in questa storia non ricopre soltanto il ruolo di amante e prestanome - ricostruisce il Corriere della Sera -. Sarebbe stata lei a distruggere l’hard disk del computer del suo uomo, che fece togliere a un suo amico informatico subito dopo la scomparsa. L’ha lasciato scritto l’altro figlio di Maiorana, Marco, prima di suicidarsi nel 2009. E un altro testimone riferisce — 'in un clima che può definirsi di vero e proprio terrore, con molte remore e preoccupazioni espresse durante la verbalizzazione', annota il pm — che la signora gli aveva confidato 'un rapporto molto confidenziale con un mafioso di Trapani', 'importantissimo' e di altissimo livello, che aveva letteralmente perso la testa per lei e che le chiedeva insistentemente di diventare la sua donna".

Tutto porta a Matteo Messina Denaro. "A sua volta conosciuto da Maiorana, secondo quanto riferito da Lopez. In un drammatico interrogatorio durato fino a notte fonda, Karina Andrè non ha voluto fare nomi, ma l’ipotesi che nel computer di Maiorana ci fossero anche immagini dell’imprendibile capomafia fa capolino in molti risvolti dell’inchiesta. Per esempio quando il solito Lopez sostiene che Alamia conosceva Messina Denaro, e per questa ragione quando il boss Lo Piccolo ha cercato di sapere qualcosa sulla fine dei Maiorana 'si è fermato e ha fatto un passo indietro'. Tra indizi e suggestioni, compresa un’intercettazione in cui si parlava dei Maiorana e uno degli interlocutori dice 'Alamia ha combinato il minchione', l’indagine non è riuscita a raggiungere elementi più concreti. Ora il gip tenta di farla ripartire, dalle impronte digitali sulla Smart e qualche altra testimonianza da raccogliere. Ma nel frattempo, il 22 luglio, scorso Francesco Paolo Alamia è morto all’età di 85 anni. L’ipotetico processo sulla scomparsa dei Maiorana ha già perso l’eventuale e più importante imputato".

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