Cronaca

Scommesse illegali con la benedizione di Cosa nostra, blitz di 100 finanzieri: 15 arresti

Scoperta una rete commerciale illecita capace di generare volumi di giocate di almeno 2,5 milioni di euro al mese. Le operazioni sono state messe a segno tra Palermo e Napoli: i gruppi criminali sfruttavano lo “schermo” di agenzie operanti regolarmente accettando scommesse in contanti

Scommesse illegali tra Palermo e Napoli. Sono quindici le persone arrestate all'alba di oggi dalla guardia di finanza tra Palermo e Napoli, su delega della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia - coordinata dal Procuratore aggiunto Salvatore De Luca. I finanzieri del comando provinciale di Palermo, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di 15 persone a vario titolo indagate per associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo delle scommesse e truffa ai danni dello Stato, nonché per trasferimento fraudolento di valori.

Le intercettazioni: "Ora ti leviamo la Snai"

Sei persone sono destinatarie di custodia cautelare in carcere. Si tratta di Salvatore Rubino (59 anni), Vincenzo Fiore (42), Christian Tortora (44), Rosario Chianello (48), Michelangelo Guarino (43) e Giovanni Di Noto (46); nove uomini sono finiti ai domiciliari: Salvatore Barrale (63), Maurizio Di Bella (46), Pasquale Somma (50), Giovanni Castagnetta (36), Davide Catalano (41), Giacomo Bilello (34), Pietro Montalto (31), Antonio Inserra (55) e Salvatore Lombardo (34).

Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro preventivo di 6 agenzie scommesse a Palermo e in provincia di Napoli, per un valore complessivo stimato di circa un milione di euro. Il provvedimento è stato messo a segno da parte di 100 militari della guardia di finanza in forza ai Reparti di Palermo, Napoli e Salerno, che stanno inoltre effettuando numerose perquisizioni nelle case e nei locali degli indagati in Sicilia e in Campania.

La lista delle agenzie sequestrate

"Le complesse investigazioni culminate oggi - dicono dalla Finanza - costituiscono la prosecuzione dell’operazione “All In” (giugno 2020), nella quale furono arrestate 10 persone per la partecipazione e il concorso esterno nell’associazione di stampo mafioso Cosa nostra, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, questi ultimi reati aggravati dalla finalità di aver favorito le articolazioni mafiose cittadine
In questo ccontesto investigativo, gli specialisti antimafia del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo hanno sviluppato un secondo filone d’indagine che ha permesso di ricostruire una complessa ed articolata rete di persone che si è occupata della diffusione e della gestione della raccolta illegale delle scommesse".

E' stata in particolare accertata l’operatività criminale di due distinte associazioni a delinquere, parallele ma entrambe facenti capo a Salvatore Rubino, promotore delle attività illecite dei due gruppi "e destinatario di parte dei rilevantissimi proventi così ottenuti.
L'efficacia dell'azione criminale - spiegano dalla Finanza - è testimoniata dalla capacità della rete commerciale illecita di generare volumi di giocate di almeno 2,5 milioni di euro al mese, come desumibile da alcune intercettazioni telefoniche. Il primo gruppo criminale, capeggiato da Vincenzo Fiore e Christian Tortora e composto da Salvatore Barrale, Maurizio Di Bella, Pasquale Somma e Giovanni Castagnetta, capeggiava una rete di agenzie, ognuna delle quali riconducibile a persone di fiducia (i cosiddetti “master”). La seconda organizzazione, che pure gestiva centri scommesse attraverso cui operava la raccolta illecita, aveva come figure di rilievo Chianello e Guarino  e si avvaleva della collaborazione di Giovanni Di Noto, detto “Gianfranco”, già tratto in arresto in quanto ritenuto elemento di spicco della famiglia mafiosa della Noce. Di questo gruppo criminale facevano parte anche Davide Catalano, Giacomo Bilello, Pietro Montalto, Antonio Inserra e Salvatore Lombardo". 

La guardia di finanza spiega come funzionavano le cose: "La raccolta illegale delle scommesse avveniva attraverso lo “schermo” di agenzie operanti regolarmente con diritti connessi a concessioni assegnate dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. In sostanza, i gestori di agenzie abilitate alla raccolta lecita di scommesse “da banco”, in accordo con i clan criminali indagati, alimentavano parallelamente un circuito illecito accettando scommesse in contanti dai clienti che venivano convogliate su “conti gioco” intestati a soggetti terzi mediante l’utilizzo di piattaforme straniere illegali. L’organizzazione generava quindi un circuito vorticoso di flussi finanziari privi di qualunque tipo di tracciabilità e sottratti totalmente al totalizzatore nazionale delle Dogane e dei Monopoli. In tal modo, riuscivano a sottrarsi all’imposizione fiscale e alle disposizioni in materia di antiriciclaggio". 
 

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