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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca

Sciopero dei taxi, adesione altissima per la protesta contro le liberalizzazioni

I tassisti hanno incrociato le braccia per chiedere la cancellazione dell'articolo 8 del ddl Concorrenza che favorirebbe l'ingresso delle multinazionali nel servizio pubblico di piazza. "Una giungla", denunciano i sindacati di categoria

Adesione praticamente al 100 per cento a Palermo per lo sciopero dei taxi indetto a livello nazionale. Pochissime le vetture in circolazione, soltanto quelle necessarie a garantire il servizio alle persone fragili o con la necessità di raggiungere gli ospedali. Per il resto, i tassisti del capoluogo siciliano hanno parcheggiato in vari punti della città e hanno incrociato le braccia. Una delegazione di loro rappresentanti si è anche recata a Roma, nel cuore della protesta.

Un’ottantina le auto ferme nel parcheggio davanti al Teatro Politeama. Lì, un capannello di tassisti racconta i motivi per cui oggi, dopo tanto tempo, si sono ritrovati uniti nello sciopero. Al centro della contestazione c’è l’articolo 8 del ddl Concorrenza. Secondo i tassisti, questo testo avrebbe l’effetto di deregolamentare ulteriormente il settore, a favore delle multinazionali. "Chiediamo lo stralcio di questa norma – dicono Davide Rosato, segretario provinciale Uritaxi, e Marco Gallano, presidente provinciale Silt – perché dà vita a una vera e propria giungla nel servizio pubblico di piazza. Siamo convinti che l’ingresso delle multinazionali nel settore comporterebbe gravi disagi ai consumatori. Il consumatore adesso ha a disposizione il nostro numero di licenza per difendersi da eventuali soprusi, che succederebbe se avesse a che fare con conducenti di cui non può conoscere la storia? E poi quando dicono che è importante usare le App dovrebbero ricordarsi che le App già ci sono e funzionano. Anche a Palermo".

"La tecnologia non ci spaventa e siamo disponibili a ragionare su come essere più efficienti e migliorarci, ma senza snaturare o destrutturare quanto costruito con sudore e fatica - è la posizione delle associazioni nazionali di categoria -. Non siamo disponibili a diventare servi delle multinazionali per arricchire qualche miliardario investitore e troviamo inaccettabile che la politica si presti a queste ipotesi".

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