Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

"Tangenti in cambio di finanziamenti agevolati all'Irfis", scarcerato anche Minafò

E' passata, davanti ai giudici del tribunale del Riesame, la difesa degli avvocati Vincenza e Nino Gaziano: "Insussistenza di gravi indizi di colpevolezza" a carico del 51enne coinvolto nell'inchiesta Giano Bifronte

L'ingresso della sede dell'Irfis

Il tribunale del Riesame assesta l'ennesimo colpo all'inchiesta denominata "Giano Bifronte". E' stata annullata, infatti, anche l'ordinanza di custodia cautelare in carcere che era stata firmata per il funzionario dell'Irfis Paolo Minafò, palermitano di 51 anni (nella foto in basso), rappresentato e difeso dagli avvocati Vincenza e Nino Gaziano che hanno presentato documentazione e memorie. E l'ordinanza è stata annullata per "insussistenza di gravi indizi di colpevolezza".

Il Riesame, sempre oggi, ha depositato il provvedimento con cui accoglie il ricorso del difensore, l'avvocato Salvatore Cusumano, e annulla l'ordinanza che applicava il divieto di dimora all'imprenditore Antonio Milioti, 41 anni, di Favara, presunto corruttore dello stesso Minafò attraverso il sistema delle finte consulenze ipotizzato dalla Procura. Nei giorni scorsi lo stesso gip, ritenendo che le esigenze di custodia cautelare si fossero attenuate, aveva sostituito l'obbligo di dimora con l'obbligo di firma. Adesso la decisione del riesame che annulla il provvedimento ritenendo che i gravi indizi di colpevolezza siano insussistenti.

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Appena ieri, il tribunale del Riesame aveva annullato l'ordinanza di custodia cautelare a carico di Antonio Vetro, 48 anni, di Favara, che è rappresentato e difeso dagli avvocati Gisella Spataro e Francesco Gibilaro. Il Riesame, inoltre, accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Giuseppe Barba, ha annullato pure gli arresti degli imprenditori Valerio Peritore, 50 anni, di Licata, e Angelo Incorvaia, 54 anni, di Canicattì, che avrebbero - secondo quanto fece emergere l'inchiesta della Guardia di finanza - corrotto il funzionario dell'Irfis Paolo Minafò.

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Lo scorso 21 giugno due persone - Vetro e Minafò - finirono in carcere, cinque ai domiciliari e l'obbligo di dimora venne firmato per dieci. A coordinare l'inchiesta della Guardia di finanza è stato il sostituto procuratore Andrea Maggioni. A firmare i provvedimenti è stato il giudice per le indagini preliminari Francesco Provenzano. Complessivamente 28 gli indagati. La maggior parte sono agrigentini, residenti a Favara, Canicattì, Aragona, Campobello di Licata, Ravanusa ed a Licata. Ma ci sono anche indagati residenti a Palermo, a Lercara Friddi, Carini, Ficarazzi ed indagati residenti a Mussomeli, nel Nisseno.

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L'inchiesta, secondo quanto venne ricostruito in conferenza stampa in Procura, avrebbe portato alla luce un giro di "pagamenti" per ottenere dei finanziamenti agevolati dell'Irfis. Gli imprenditori - venne ricostruito allora - anziché rivolgersi allo sportello o cliccare su un link per scaricare la modulistica e chiedere, lecitamente, un finanziamento agevolato dell'Irfis, avrebbero preferito stipulare un contratto di consulenza con la "Intersystem srl" per avere una sorta di "corsia privilegiata" (Fonte: AgrigentoNotizie.it).


 

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