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Scarantino, gli anni in Liguria e le telefonate per depistare via d’Amelio

La pista per provare a ricostruire la complessa macchina riguardante lo sviamento delle indagini attorno al balordo della Guadagna e la difesa dell'ex pm Annamaria Palma Guarnier: "E' inverosimile che io abbia potuto inquinare il processo Borsellino"

"E' inverosimile che io abbia potuto depistare o inquinare il processo Borsellino". L'ex pm Annamaria Palma Guarnier si difende. Il magistrato, attuale avvocato generale dello Stato al Tribunale di Palermo, è indagata dalla Procura di Messina per calunnia aggravata nell'ambito di uno stralcio dell'inchiesta per il depistaggio sulle indagini sulla strage di via D'Amelio. E in una lettera inviata all'edizione locale di Repubblica, l'ex pm, spiega i motivi per i quali sarebbe "estranea" al depistaggio. "Sono stata designata a trattare il primo procedimento relativo alla strage di via D'Amelio soltanto nell'ottobre del 1994 - dice - a seguito del trasferimento della Dottoressa Boccassini".

"Fino a quella data - spiega ero stata designata a trattare altri gravi processo di mafia" e a "quella data erano già state definite le dichiarazioni di Candura e Andriotta", due collaboratori di giustizia. Palma è stata iscritta nel registro degli indagati lo scorso giugno insieme con Carmelo Petralia. I due si occuparono della prima inchiesta sulla bomba del 19 luglio 1992 raccogliendo le dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino. "Lo scopo - dice Palma - è accertare la verità che non è quella che si vuol fare intendere".

Ai due magistrati era stato notificato dalla Dia di Catania un avviso per un accertamento tecnico irripetibile che si è tenuto il 19 giugno al Racis dei carabinieri, a Roma. Un accertamento voluto dal procuratore Maurizio de Lucia per verificare se su alcune cassette con delle intercettazioni di Scarantino, ritrovate di recente dalla procura di Caltanissetta, ci siano impronte o altre tracce utili. Una pista per provare a ricostruire la complessa macchina del depistaggio attorno al balordo del quartiere palermitano della Guadagna.

Dai primi accertamenti sarebbe emerso che Scarantino nel 1995 quando era in Liguria componeva spesso un numero della Squadra mobile di Palermo e altri numeri della Procura di Caltanissetta. E in quel periodo ci lavoravano sia Petralia che Palma. Intanto prosegue a Caltanissetta, prosegue il processo che vede imputati tre poliziotti per il depistaggio: il dirigente Mario Bo', i sottufficiali Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di aver contribuito a creare il falso pentito Scarantino.

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