Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Accuse al vescovo palermitano: "Attico pagato con i soldi per i bimbi malati"

Secondo i pm, monsignor Francesco Micciché avrebbe usato i soldi destinati ai bambini autistici e malati oncologici per investimenti a Palermo e un attico in pieno centro a Roma da 800 mila euro. Lui contrattacca: "La mafia ecclesiastica peggio di quella vera"

Francesco Micciché con Papa Francesco

Ancora guai per monsignor Francesco Micciché, già finito al centro di un'inchiesta della Procura di Trapani che lo vede indagato per appropriazione indebita e malversazione per la distrazione dei fondi dell'8 per mille. Dalle carte è emerso anche che l'alto prelato avrebbe utilizzato "soldi destinati ai bambini autistici e ai piccoli malati oncologici" per "un attico da 210 metri quadri con depandance al centro di Roma", come scrive Repubblica. Si tratta di "ottocentomia euro, sottratti ad un ente morale, la Fondazione Campanile, una delle più portati realtà socio-assistenziali della Sicilia, e utilizzati a fini privati dall'ormai ex vescovo di Trapani". Micciché è stato sollevato dal suo incarico nel 2012 da papa Benedetto XVI quando lo scandalo esplose. 

Acquistato nel 2008 dal vescovo di Trapani ad un prezzo decisamente sottostimato per i prezzi del centro di Roma: 760 mila euro più 30 mila di spese notarili, per di più dichiarandone l'utilizzo ai fini di culto (dunque equiparato ad una chiesa) per non pagare l'imposta di registro, l'appartamento è stato intestato alla Curia di Trapani.

Come ha confermato ai pm monsignor Alessandro Plotti, inviato dal Vaticano come amministratore apostolico a Trapani dopo la rimozione di Micciché. Quello dell'alto prelato (scomparso qualche tempo fa) è un durissimo atto d'accusa: "Io ho rilevato l'anomalia dell'acquisto di una casa privata intestata alla diocesi con soldi che avrebbero dovuto essere destinati alla cura dei bambini e alle finalità della Fondazione Campanile. Non è accettabile che siano stati buttati via 500 mila euro per l'acquisto di una casa privata a Roma in pieno centro storico sottraendo quella somma alla possibilità di destinarli alla cura di bambini con problemi psichici".

L'ipotesi degli inquirenti, continua Repubblica, è che quell'appartamento, al quarto piano di un antico palazzo nobiliare al numero 50 di via San Nicola da Tolentino a Roma, "rientrasse tra quegli 'investimenti' (altri appartamenti a Palermo, ma anche titoli su conti esteri e polizze assicurative) che Micciché avrebbe realizzato sottraento quasi tre milioni di euro alla Diocesi, dai fondi dell'8 per mille a quelli della Fondazione Campanile". 

In una lettera inviata all'ex procuratore Marcello Viola, Micciché, si difende così: "Ho scoperto la pericolosità di una mafia ecclesiastica non meno potente, insidiosa e nefasta della mafia che il sistema giudiziario in Italia è impegnato a contrastare".

Settantaquattro anni compiuti lo scorso giugno, Miccichè (nato a San Giuseppe Jato) dopo gli studi per la preparazione al sacerdozio è stato ordinato presbitero nel 1967, e fino al 1988 ha svolto il ministero presbiterale in varie parrocchie dell'arcidiocesi di Monreale. È consacrato vescovo dal cardinale Salvatore Pappalardo. Nel 1998 è stato inviato a capo della diocesi di Trapani.

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