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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca

Saviano a Sanremo per ricordare le stragi, i parenti delle vittime: "Serve solo a fare audience"

Non si placano le polemiche per l'intervento di stasera sul palco dell'Ariston. Luciano Traina, fratello di Claudio, agente di scorta di Paolo Borsellino: "Si specula sui nomi di due grandi magistrati, dimenticando gli altri morti". Graziella Accetta, madre del piccolo Claudio Domino: "Basta spettacoli sul dolore degli altri"

Parlerà stasera dal palco del festival di Sanremo, ma già da giorni l'intervento dello scrittore napoletano Roberto Saviano è al centro di aspre polemiche, perché - nel trentennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio - toccherà a lui ricordare "la rivoluzione civile di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino", come ha spiegato, rimarcando che non percepirà alcun compenso. A non gradire la scelta di Saviano (ma anche quella di aver puntato per un tema così delicato sul palco dell'Ariston, dove si tiene lo show per antonomasia della Rai) sono diversi parenti di vittime di mafia.

PalermoToday raccoglie lo sfogo di Luciano Traina, fratello di Claudio, uno degli agenti di scorta di Borsellino, trucidato il 19 luglio del 1992: "Penso che di persone ce ne siano tante, oltre a Saviano, che possono parlare di mafia, tra cui uomini e donne che l'hanno combattuta sul campo e che a causa di questo hanno conosciuto sofferenze indicibili e dolori mai sopiti. Poi - aggiunge - se la Rai ha bisogno di fare audience sfruttando i nomi dei due grandi magistrati, non sarebbe una novità. La novità sarebbe se si ricordassero che a Capaci e in via D'Amelio c'erano otto uomini della scorta che hanno perso la vita e che meritano gli stessi onori e riconoscimenti".

Una posizione condivisa da Graziella Accetta e Ninni Domino, i genitori di Claudio, il bambino innocente ucciso con un colpo di pistola il 7 ottobre del 1986 e che ad oggi non ha ancora avuto giustizia: "Cosa può raccontare Saviano più di quanto possano raccontare i familiari delle vittime - chiede retoricamente Graziella Accetta - e credo che se bisogna parlare da un palco come quello di Sanremo sia giusto e sacrosanto che lo faccia chi ha subito un dolore così atroce, cioè i parenti delle vittime. Saviano che va lì soltanto per farsi pubblicità, cosa ne sa di cosa hanno subito in 30 anni queste famiglie che ancora non hanno avuto giustizia. Basta spettacoli sul dolore degli altri - conclude - parli se vuole di questo Stato che in tre decenni non ha saputo dare giustizia alle sue vittime e che magari premia premia pure i loro carnefici".

"Ma perché la tv di Stato permette cose di questo genere? Ma è mai possibile che bisogna assistere sempre a scempi della memoria? Sempre tutto soltanto per l'audience...", afferma laconico Massimo Sole, fratello di Giammatteo, il geometra ammazzato a Carini il 22 marzo del 1995. Anche Claudio Burgio, figlio dell'avvocato Giuseppe La Franca, ucciso a Partinico il 4 gennaio del 1997 solo perché non voleva cedere le sue proprietà ai boss Vitale, si associa a questa posizione.

Ieri anche Antonio Vullo, unico agente di scorta sopravvissuto alla strage di via D'Amelio, aveva detto all'Adnkronos: "Ricordare le stragi mafiose del 1992 è sempre importante, ma perché dare voce a Roberto Saviano? Io avrei preferito che a parlarne fosse il nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella". E Giuseppe Costanza, l'autista di Falcone sopravvissuto a Capaci, aveva affermato: "Ma cosa c'entra il festival di Sanremo con la strage di Capaci? Non credo si opportuno usare quel palco per parlare del trentennale".

La pensano come loro anche tanti cittadini (ma non tutti) e in queste ore il dibattito sul tema è vivissimo sui social. Voce fuori dal coro Maria Falcone, la sorella del giudice, che aveva ribadito come "ricordare il sacrifico di mio fratello Giovanni e di Paolo è stato lo scopo del mio impegno in questi 30 anni, insieme alla sensibilizzazione delle nuove generazioni ai temi della legalità. Per questo ritengo molto importante che se ne parli in un contesto come quello del festival di Sanremo che per popolarità raggiunge tantissimi milioni di italiani. Solo continuando a rinnovare il ricordo degli uomini che hanno speso la loro vita per la nostra democrazia possiamo pensare di costruire un Paese più giusto".

Saviano si era detto "onorato" per l'opportunità di "raccontare dal palco dell'Ariston il sacrificio di due grande uomini che hanno cambiato radicalmente non solo le modalità del contrasto alle organizzazioni criminali, ma anche la loro narrazione". Stasera, tra una canzone, un balletto e uno sketch, lo scrittore ricorderà le stragi e probabilmente scatenerà altre polemiche.

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