La doppia vita di Riina junior: volontariato e festini a base di coca

Incastrato dalla polizia, ora rischia la revoca della libertà vigilata. Certificati decine di acquisti di droga da settembre del 2016 a maggio 2017. Ad inchiodarlo le telecamere di sorveglianza sistemate nelle vicinanze della sua abitazione, a Padova

Sarebbe stato ripreso dalle telecamere a comprare droga (nello specifico cocaina) ed ora rischia la libertà vigilata. Un caso come tanti? No, perché parliamo di Giuseppe Salvatore Riina, figlio del Capo dei capi Totò, morto una decina di giorni fa. Condannato per associazione mafiosa a 8 anni e 10 mesi, sei anni fa Riina jr si è trasferito a Padova, città dove lavora in una comunità che aiuta le persone in difficoltà, in regime di sorveglianza speciale.

La squadra mobile di Venezia ha però seguito i suoi spostamenti dal settembre del 2016 al giugno di quest’anno, scoprendo che "Salvuccio" avrebbe incontrato dei pregiudicati uscendo di casa fuori dagli orari stabiliti. Ad incastrarlo sarebbero le telecamere di sorveglianza poste nelle vicinanze dell’abitazione padovana. Sarebbero stati quindi documentati decine di incontri con pregiudicati con precedenti per droga dai quali ha acquistato dosi di cocaina. Riina Jr giovedì è quindi comparso davanti al giudice del tribunale di sorveglianza Linda Arata. Il pm Giorgio Falcone ha chiesto che gli venga revocata la libertà vigilata proponendo l'inserimento all'interno di una "casa lavoro".

Come riporta il Mattino di Padova Salvatore Riina avrebbe una doppia vita. Apparentemente un pregiudicato che osserva gli obblighi imposti dalla libertà vigilata, nella realtà spregiudicato organizzatore di festini a base di coca. "Un’indagine coordinata dalla Squadra mobile di Venezia e dallo Sco (servizio centrale operativo) di Alessandro Giuliano lo fotografa come cliente abituale di uno spacciatore tunisino - si legge -. Si incontravano in un bar dell’Arcella e lì comprava le dosi che poi consumava a casa invitando donne e amici. Ora rischia di finire in una casa lavoro lontano da Padova. Il giudice Linda Arata si è riservata di decidere. Da settembre del 2016 a maggio 2017 sono stati accertati decine e decine di acquisti di droga. I rilievi investigativi sono stati poi completati con le dichiarazioni dello spacciatore di fiducia di Giuseppe Salvatore Riina, un tunisino arrestato sempre dalla polizia il 13 settembre scorso".

Una doccia fredda per Riina junior che proprio mercoledì sera è rientrato da Corleone dopo il funerale del padre. Il terzogenito del capo dei capi, dopo aver scontato 8 anni e 10 mesi in carcere per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, è stato ritenuto socialmente pericoloso dal tribunale di Sorveglianza. E per questo motivo nel giugno scorso si era visto negare la richiesta di lasciare Padova per raggiungere il padre malato. Segno che su di lui l'attenzione resta molto alta (e sulla base di un rapporto di polizia il timore era anche che il padre potesse utilizzare il figlio per comunicare con l'esterno).

La pericolosità sociale sarebbe dunque ancora elevata ed è per questo è stata prorogata la libertà vigilata che gli impone regole molto rigide (non può frequentare pregiudicati, non può uscire di notte e non può varcare i confini della città di Padova, tant'è vero che ha dovuto ottenere un permesso per partecipare al funerale del padre). Ma la polizia ha portato a galla il suo vizio per la cocaina, che lo spingeva a tenere contatti frequenti con lo spacciatore incastrato. A questo punto il giudice potrebbe decidere per un aggravamento della misura. 

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