La vita spericolata di Riina junior: "Quelle 279 telefonate agli spacciatori di coca"

Incontri ravvicinati con pusher tunisini e riunioni per festini da sballo: c'è tutto questo nella sorprendente relazione che riguarda il figlio del capo dei capi - al momento in libertà vigilata a Padova - ad opera della Squadra Mobile di Venezia e del Servizio anticrimine

Trenta contatti per comprare bustine di cocaina, 279 telefonate agli spacciatori, incontri ravvicinati con pusher tunisini, riunioni per festini da sballo. C'è tutto questo nella sorprendente relazione che riguarda Salvo Riina, ad opera della Squadra Mobile di Venezia e del Servizio anticrimine. Funzionari pronti a ribadire "la pericolosità sociale" del terzogenito del boss corleonese davanti al Tribunale di sorveglianza. Crolla così l'immagine di bravo ragazzo che aveva cercato di costruirsi il figlio del capo dei capi, che nei mesi scorsi si era perfino presentato in tv, su Rai 1, nel salotto di Vespa, a Porta a porta, per presentare un libro. Relazione che arriva proprio mentre c'era chi ipotizzava il nome di Salvo Riina tra le figure in grado di diventare punto di riferimento per i mafiosi, con la morte della "Belva". 

Salvo Riina si è trasferito a Padova sei anni fa, città dove lavora in una comunità che aiuta le persone in difficoltà, la Diogene in regime di sorveglianza speciale, dopo aver finito di scontare la condanna a otto anni per associazione mafiosa.  Salvuccio non può frequentare pregiudicati, non può uscire e vedere nessuno di notte (precisamente dalle 10 di sera alle 7 del mattino) e non può varcare i confini della città di Padova, tant'è vero che ha dovuto ottenere un permesso per partecipare al funerale del padre. E finora è stato ospite in un appartamento dell’associazione "Noi famiglie contro l’emarginazione".

Proprio in questo appartamento sono arrivati gli uomini della Mobile di Venezia seguendo le mosse di una banda dedicata a spaccio di droga e banconote false. A cominciare da due tunisini, Bellil Ramzi e Tarek Labidi. È quest’ultimo "che - come riporta il Corriere della Sera - la notte del 13 settembre è stato individuato sotto casa di Riina mentre varca la soglia del portone. Il maghrebino intuisce, inghiotte le bustina di cocaina che deve consegnare a domicilio e riesce pure a digitare un sms a Salvuccio: 'Tutto a posto'. Gli stessi funzionari seguivano il rampollo dei Riina temendo contatti con mafiosi e parenti siciliani. Contatti che ci sono stati, mai sfociati però in denunce. Invece ecco l’apparato investigativo faccia a faccia con il figlio del capo dei capi degradato al ruolo di un ragazzotto col vizietto". Violazioni continue. Anche per accompagnare una straniera in aeroporto all’alba.

Nel rapporto di polizia si parla di uno stile di vita che dimostra "un elevato disvalore sociale" e "un palese disinteresse nei confronti delle prescrizioni impostegli. Non ha mutato la propria indole e il proprio comportamento con particolare riguardo al mancato rispetto delle leggi e delle norme di civile connivenza, nei confronti delle quali ha dimostrato particolare insofferenza". Proprio per questi motivi il giudice potrebbe decidere per un aggravamento della misura. 

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