Il mistero delle salme trafugate al cimitero dei Rotoli, condannato impresario funebre

Inflitti 4 anni con il rito abbreviato a Paolo Rovetto, che gestiva l'azienda "L'ultima cena" di via Messina Marine. Secondo l'accusa avrebbe fatto sparire anche i resti di un'anziana morta nel 2018 che furono ritrovati dopo 6 mesi tra i viali del camposanto

Il cimitero dei Rotoli

Arriva la condanna per il caso delle salme misteriosamente sparite e poi ricomparse al cimitero dei Rotoli: a Paolo Rovetto, 25 anni, ex titolare dell'impresa funebre "L'ultima cena" di via Messina Marine,  il gup Cristina Lo Bue ha infatti inflitto una pena di 4 anni con il rito abbreviato. 

Al centro del processo - nato dalle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Maria Rosaria Perricone e Claudia Ferrari - due strani episodi avvenuti tra il 21 marzo ed il 30 aprile del 2018. La prima vicenda riguarda i resti di un'anziana signora svizzera (ma residente da molto tempo a Palermo) che erano spariti dalla circolazione per ben sei mesi, salvo rispuntare abbandonati tra i viali del camposanto appena la sua famiglia si era rivolta al Comune per chiedere spiegazioni. I nipoti della defunta si erano affidati all'azienda di Rovetto per far cremare la donna, morta il 21 marzo di due anni fa. Lui però avrebbe perso tempo e, secondo l'accusa, anche falsificato diversi atti, tanto che l'anziana non risultava neppure morta per il Comune.

Quando nel settembre successivo gli uffici avevano avviato delle verifiche, ecco che la bara era stata ritrovata abbandonata in una sezione dei Rotoli. Le telecamere di soverglianza avevano ripreso proprio quel giorno l'ingresso del furgone dell'impresa di Rovetto nel cimitero. Ed è così che era stata avviata l'inchiesta.

L'altra vicenda riguarda invece la salma di una donna deceduta il 30 aprile di due anni fa all'ospedale Cervello. I resti erano spariti nel nulla per tre giorni e poi, secondo l'accusa, Rovetto avrebbe presteso con violenza che la bara fosse seppellita ai Rotoli, anche se non avrebbe avuto alcuna autorizzazione per farlo.

In quella circostanza Elio Cosimo De Roberto, ex direttore facente funzione del cimitero, sarebbe stato aggredito da Rovetto, proprio perché avrebbe ostacolato le operazioni. Recentemente il funzionario è invece finito agli arresti domiciliari per corruzione, sempre in relazione alla gestione del camposanto. Dall'inchiesta coordinata dall'aggiunto Demontis e dal sostituto Francesca Mazzocco è emerso che con una serie di trucchi e pagando mediamente 800 euro sarebbe stato possibile accelerare i tempi di sepoltura e soprattutto trovare un posto nel cimitero al collasso da mesi, dove centinaia di bare sono accatastate in deposito.

Nell'inchiesta su Rovetto, che venne arrestato a gennaio su disposizione del gip Piergiorgio Morosini, sono coinvolti anche suo padre, Pietro Rovetto, l'autista di un carro funebre, Salvatore Riina, e Marco Lirtico che hanno optato per il dibattimento.

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