Cronaca

Cooperante ucciso in Pakistan, rientra in Italia la salma di Lo Porto

I resti del 38enne sono arrivati a Roma, dove si è subito diretto il fratello maggiore. Non si avevano notizie del palermitano dal gennaio del 2012, quando fu rapito da Al Qaeda. Poi Barack Obama comunicò a Renzi la tragedia: venne ucciso in un blitz antiterrorismo

Rientrano in Italia le spoglie del cooperante Giovanni Lo Porto, rapito da Al Qaeda nel gennaio del 2012 e ucciso in un blitz degli Stati Uniti al confine con l’Afghanistan. Il fratello maggiore, Giuseppe, è stato contattato dalla Farnesina ed è partito con il primo aereo alla volta di Roma. "Il sindaco Leoluca Orlando - si legge in una nota - è in costante contatto con i suoi familiari e con l’unità di crisi del ministero degli Esteri”.

Il cooperante di 38 anni collaborava con una organizzazione non governativa, la Welthe Hunger Hilfe, nell’ambito di un progetto finanziato dall’Unione europea per soccorrere la popolazione del Pakistan colpita da un terremoto e da un’alluvione. Nel gennaio del 2012 fu rapito, insieme al collega tedesco Bernd Muehlenbeck, da alcuni uomini armati. Di lui non si sono avute più notizie per lungo tempo, fino all’amara notizia data direttamente dal presidente degli Stati Uniti.

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Barack Obama, infatti, ha annunciato lo scorso aprile di essersi messo in contatto con il premier Matteo Renzi spiegando la tragedia nella quale era rimasto coinvolto Lo Porto. Nel comunicato, la Casa Bianca aveva sottolineato che nell’operazione contro un edificio di al Qaeda, "non c’era motivo di credere che all’interno del compound, al confine tra Afghanistan e Pakistan, fossero presenti prigionieri". Oggi il primo cittadino palermitano, una volta appresa la notizia, ha fatto sapere di essersi tenuto in contatto con la Farnesina “in vista del rientro a Palermo della salma e delle esequie che saranno possibili dopo l’autorizzazione delle autorità competenti”.

DAL GOVERNO - “Abbiamo operato affinché dopo la sua tragica morte - si legge sul sito istituzionale - fosse data a Lo Porto degna sepoltura, dando così un luogo del dolore alla famiglia, a quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato per il suo limpido e straordinario impegno e agli italiani tutti. In memoria di Lo Porto e delle attività umanitarie da lui svolte saranno avviate iniziative di cooperazione nel campo dell’educazione e della formazione”. Un’idea, assieme a quella del sindaco di intitolargli una scuola, che non restituirà Giovanni alla sua famiglia ma ne manterrà vivo il ricordo.

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