Sallusti: "Nino Di Matteo lancia messaggi mafiosi in tv"

La dura accusa del direttore responsabile del quotidiano Il Giornale a Non è l'arena: "Il magistrato usa un linguaggio di uno che ha frequentato troppo a lungo la mafia. Il suo scontro con Bonafede sembra un duello tra mitomani". Nel mirino anche Leoluca Orlando

Alessandro Sallusti durante la diretta di ieri

"Nino Di Matteo non può lanciare messaggi mafiosi in televisione". Un'accusa durissima, che porta la firma di Alessandro Sallusti, da 10 anni direttore responsabile del quotidiano Il Giornale. Il contesto è quello di Non è l'arena di Massimo Giletti, il programma in onda su La7, la puntata quella di ieri sera, domenica 31 maggio. Nel mirino c'è il magistrato palermitano.

"Di Matteo lancia messaggi mafiosi in tv" | Video

Si discute inizialmente delle rivelazioni choc del sindaco di Napoli ed ex pm De Magistris contro il Csm, della bufera che si è abbattuta sulla giustizia (nel salotto tv c'è anche il magistrato siciliano Alfonso Sabella) e si torna a parlare del caso esploso alcune settimane fa proprio a Non è l'Arena, ovvero le dichiarazioni di Nino Di Matteo, che aveva rivelato a Giletti il cambio di rotta di Bonafede circa la sua nomina al Dap, un caso dalle molte ombre e che in queste settimane ha fatto molto discutere. Tranchant il giudizio di Sallusti: "Il caso Bonafede-Di Matteo mi sembra uno scontro tra due mitomani. Di Matteo si è inventato che Berlusconi è il capo della mafia...", dice il giornalista.

Quindi la pesante accusa: "La mia stima di Bonafede è vicina allo zero, ma Di Matteo non può venire a lanciare messaggi mafiosi in tv dicendo 'se mi ascoltano dirò qualcosa'. Se ritieni di avere qualcosa di serio da dire, lo dici e vai da un tuo collega procuratore della Repubblica e lo denunci. Se invece dici in tv 'se mi chiamano, dirò...', questo è linguaggio di uno che ha frequentato troppo a lungo la mafia e ha fatto suoi alcuni linguaggi".

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Sallusti ne ha anche per Orlando: "Negli scorsi giorni c'è stato l'anniversario della morte di Falcone e tutti si sono scappellati (dice proprio così, ndr) e tra questi c'è pure chi era tra i più grandi nemici di Falcone, in primis il sindaco di Palermo Leoluca Orlando che all'epoca era in prima linea a screditare l'opera di Falcone. E' evidente che questa magistratura non può permettersi di pronunciare il nome di Falcone, perché non è degna di farlo. E' come se Giuda dicesse che Gesù era uno bravo. E' uno schifo!". 

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