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Uno scorcio dei quartieri nord-occidentali di Palermo (foto: Apple Mappe)

Uno scorcio dei quartieri nord-occidentali di Palermo (foto: Apple Mappe)

Sabbia di mare e cemento “truccato” nei palazzi, l'esperto: “Mezza città a rischio”

Il presidente dell'Ordine degli architetti di Palermo, Francesco Miceli, torna a chiedere l'istituzione obbligatoria del "libretto del fabbricato" per verificare le condizioni degli edifici e programmare interventi di manutenzione

Palazzi come castelli di sabbia, che rischiano di sbriciolarsi in pochi anni. Sono alcuni degli edifici della “nuova” Palermo, quelli del “sacco” e del boom edilizio che dagli anni ’60 cambiò il volto della città. Palazzi spesso costruiti con sabbia di mare e cemento “truccato” che, a distanza di una cinquantina d’anni, iniziano a dare i primi segni di cedimento. Per accorgersene basta alzare gli occhi e guardare i tanti prospetti “sfregiati” dagli interventi di messa in sicurezza o i balconi fasciati da teloni verdi, piazzati lì per reggere calcinacci pronti a cadere.

E' impossibile, però, avere dati certi su quali e quanti siano gli edifici più a rischio, dal momento che a Palermo, come nel resto d’Italia, manca una legge che renda obbligatorio il cosiddetto “libretto del fabbricato”, ovvero una sorta di “cartella clinica” sullo stato di salute degli edifici, su cui pesa da anni un dibattito acceso, che contrappone i professionisti del settore edilizio alle associazioni dei costruttori e degli amministratori di condominio. 

“Un dato certo ma non quantificabile, è che sicuramente una parte consistente del nostro patrimonio edilizio, soprattutto quello iniziato a costruire all’inizio degli anni ’60 fino alla metà degli anni ’70, è stato realizzato con procedure costruttive non del tutto accettabili e a norma”. Lo ha confermato a PalermoToday, il presidente dell’Ordine degli architetti di Palermo, Francesco Miceli, che ha sottolineato come le zone più interessate siano quelle dei quartieri nord occidentali della città, ma anche quelle che si trovano a valle della circonvallazione. “Il caso del crollo di via Pagano (11 marzo 1999 ndr) – ha aggiunto Miceli - è il classico esempio di una certa edilizia speculativa fatta con materiali di scarsissima qualità”.

Alla luce di tutto questo, la mancanza del “libretto del fabbricato” è un vuoto normativo non più rinviabile. La sua introduzione consentirebbe di verificare le condizioni statiche degli edifici, individuare le situazioni di rischio e programmare nel tempo interventi di ristrutturazione e manutenzione. “La contraddizione – ha osservato ancora il presidente degli architetti palermitani – è che gli edifici hanno un catasto energetico, con certificazioni obbligatorie per legge in caso di compravendita, senza avere, invece, un’attestazione di sicurezza. Capisco il tema dell’energia e dei consumi, ma secondo me è più importante l’aspetto relativo alla sicurezza delle persone. Per questo, ci siamo sempre battuti affinché il libretto del fabbricato diventi obbligatorio per legge”.

Un appello condiviso anche da altri professionisti del settore, come ingegneri e geologi, ma ancora non raccolto dal Comune di Palermo. A dirla tutta, nel 2005 uno spiraglio sembrò aprirsi quando la giunta Cammarata diede l'ok ad una delibera che approvava il regolamento del Dief, ovvero il Documento identificativo dell’efficienza del fabbricato. Ma dopo l’ok, finì tutto nel dimenticatoio. Recentemente l'idea è stata rispolverata dal vice presidente del Consiglio comunale, Nadia Spallitta, che lo scorso agosto ha chiesto l’istituzione del “libretto”, sia per gli edifici pubblici che per quelli privati, con la possibilità di agevolazioni fiscali per i proprietari. Una proposta che attende ancora di avere una risposta. 

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