Cronaca

Ruperti a capo della Mobile di Palermo: "Prenderemo Denaro, ma non certo domani..."

Il nuovo capo della Squadra Mobile ha incontrato i giornalisti insieme al questore Guido Longo. In passato ha lottato contro la camorra a Caserta e contro l'ndrangheta a Vibo Valentia e Catanzaro. Esperto di racket ed estorsioni: "Un onore per me questo incarico"

Rodolfo Ruperti, a sinistra, insieme al questore Guido Longo

Ha combattuto contro la camorra a Caserta, poi contro l'ndrangheta a Catanzaro ottenendo grossi risultati. Ora se la vedrà con Cosa nostra. E' stato presentato stamattina ai giornalisti Rodolfo Ruperti, 49 anni, nuovo capo della Squadra Mobile di Palermo. "Non mi piace fare proclami - afferma - ma è chiaro che Matteo Messina Denaro lo dobbiamo catturare il prima possibile". Insieme a Ruperti, che ha preso il posto di Maurizio Calvino, c'era il questore Guido Longo, che ha lavorato con lui già a Caserta. "E' un esperto della lotta al racket e alla criminalità organizzata - spiega Longo - e sono sicuro che farà bene. Ringrazio il dipartimento di giustizia e il capo della polizia per averci assegnato un grande professionista".

Nei suoi precedenti incarichi, il nuovo capo della Mobile di Palermo (entrato in polizia nel '94) ha arrestato numerosi esponenti della 'ndrangheta ed è riuscito a far incriminate per triplice omicidio Nicolò Schiavone, figlio del boss della camorra noto come Sandokan. "Per aggredire la criminalità organizzata - afferma Ruperti - servono lavoro e abnegazione. Non contraddico Roberti (capo della Dna che nei giorni scorsi aveva detto che la cattura di Messina Denaro avverrà a breve ndr), ma penso che il boss non sarà arrestato né domani né dopodomani, anche se bisogna dire che l'aria che si respira sia in Questura che tra le altre forze dell'ordine e in Procura è favorevole. Ho incontrato già Lo Voi e la Principato: speriamo di stringere il cerchio il prima possibile. Il gruppo interforze che se ne occupa è molto forte e preparato".

Ruperti (1)-2Ma l'aiuto delle vittime è fondamentale nella lotta contro la mafia. "Mi auguro che commercianti e imprenditori denuncino il pizzo - continua Ruperti, che ha condotto l'ultima inchiesta sul calcioscommesse "dirty soccer" - poi starà a noi far sentire la presenza dello Stato. Il reato principe di tutte le associazioni mafiose è proprio quello delle estorsioni che permette di fare cassa. A Vibo Valentia c'è stata una sorta di rivoluzione culturale, qui devo ancora valutare bene qual è l'entità della collaborazione delle vittime. Certamente - conclude - lottare contro la mafia alla guida di un ufficio storico come la Mobile di Palermo, guidata in passato da personaggi del calibro di Boris Giuliano, per me rappresenta un onore".

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