Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Pubblicato studio dei ricercatori di UniPa sul primo robot che pensa ad alta voce

La ricerca, condotta dalla dottoressa Arianna Pipitone e dal professore Antonio Chella del RoboticsLab al Dipartimento di Ingegneria, è "finita" sulla rivista iScience

E' stato pubblicato sulla rivista iScience un articolo scientifico dal titolo “What Robots Want? Hearing the inner voice of a robot”, su uno studio che presenta il primo robot in Italia che pensa ad alta voce. 

La ricerca, condotta dalla dottoressa Arianna Pipitone e dal professore Antonio Chella del RoboticsLab al Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Palermo, nell’ambito dei modelli computazionali del linguaggio, dell’informatica e della robotica, dimostra come mediante il discorso interiore il robot è in grado di migliorare il raggiungimento dei suoi obiettivi. 

“L’esperienza del ‘discorso interiore’ è ben nota a tutti – spiegano Arianna Pipitone e Antonio Chella - Una persona dialoga con sé stessa per acquisire consapevolezza delle situazioni, cercare una guida morale, valutare e ponderare decisioni. Sebbene il ruolo del discorso interiore sia stato approfondito ed analizzato nella psicologia, pochi e limitati studi hanno esplorato il dialogo interiore nei robot. Lo studio pubblicato sulla rivista iScience presenta il primo robot che ‘pensa ad alta voce’. Gli utenti – proseguono - possano ascoltare i processi di pensiero del robot, comprendere le motivazioni delle sue azioni, e seguire il ragionamento alla base delle decisioni prese. Analizzando uno scenario collaborativo, il robot ‘pensante’ apporta vantaggi in termini di ‘trasparenza’, intesa come la possibilità di tracciare e riprodurre i processi decisionali sottostanti, e ‘robustezza’. La ricerca ha dimostrato come, grazie al discorso interiore, il robot sia capace di valutare aspetti che altrimenti non avrebbe considerato, sondando alternative che hanno portato ad un maggior numero di successi nel completamento di obiettivi. Tracciabilità e robustezza – concludono - sono parametri fondamentali dagli organismi di standardizzazione che definiscono i requisiti per i robot collaborativi”.

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