Palermo ricorda i 150 anni dalla "rivolta del 7 e mezzo", domani un corteo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Stamattina Palermo si è svegliata ricoperta da manifesti in memoria della “rivolta del Sette e Mezzo”, totalmente in lingua siciliana, la lingua della nostra terra. Con questi manifesti i  centri sociali palermitani invitano la cittadinanza tutta a  un corteo in memoria della rivolta e per rendere onore a chi all'epoca la portò avanti, che si terrà giovedì 22 settembre alle ore 17:30 con concentramento a Piazza Verdi.

Il 16 settembre del 1866, infatti, esattamente 150 anni fa, scoppiò a Palermo la rivolta del “Sette e Mezzo” così denominata per la sua durata e che vide migliaia di persone insorgere, anche dai paesi vicini. Uno scontro feroce tra chi, annettendo la Sicilia, intendeva colonizzarla, e chi pensava che con quell'annessione si fosse liberato da dispotismo e repressione.  Negli anni successivi all’unificazione, abbiamo assistito ad  un processo di rimozione storica che ha portato al voluto offuscamento di molte lotte popolari, tra cui anche questa. La memoria, oggi, si fa però viva e forte nei quartieri popolari, dove continua a rigenerarsi l’esigenza di ribellarsi alle istituzioni e tramandare la vera storia siciliana fatta di rivolte portate avanti dal basso.

Erano passati appena sei anni dal processo che aveva portato all'Unità d’Italia, e i siciliani si erano già accorti a loro spese che il nuovo era anche peggio del vecchio: dall’assolutismo borbonico si era passati ad un altro regime prevaricatore e repressivo, che aveva finito per tutelare le stesse classi e la stessa aristocrazia terriera il cui potere i siciliani si erano illusi fosse finito con l’Unità d’Italia. L'Italia infatti si era costituita come una monarchia, la cui economia capitalista incentrata soprattutto al Nord lasciava in miseria le classi proletarie del Meridione.

“‘A rivorta nun appi nuddu leader carismaticu, ma fu ‘a genti dî quarteri populari a essiri u viru capu dâ rivorta […]. Una doppu l’àutra i casermi dî carabineri foru cunquistati, e nnô giru di pochi uri i ribelli s’avìanu pigghiatu ‘a città.” si legge nei manifesti". Con questa sommossa popolare i palermitani si riscoprirono degni eredi dei Vespri Siciliani, mossi dallo stesso spirito di ribellione contro ogni forma di sopraffazione e di ingiustizia. “E' facili dunca capiri nzoccu lassò l’unità d’Italia nnâ nostra terra, i siciliani avìanu sulu du’ strati: briganti o emigranti.” conclude, con queste righe, il manifesto.
 

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