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Gli operai del Coime durante gli scavi davanti al Teatro Massimo

Gli operai del Coime durante gli scavi davanti al Teatro Massimo

Scavi per i dissuasori davanti al Massimo, saltano fuori cocci di ceramica del '600

Il ritrovamento durante i lavori delle squadre del Coime. Sul posto gli archeologi della Soprintendenza. Un'esperta: "Ci troviamo fuori dalla cinta muraria cinquecentesca, a Palermo ovunque si scavi si trova qualcosa di interessante"

Dagli scavi per l’installazione dei dissuasori a scomparsa davanti al Teatro Massimo riaffiorano dei cocci in ceramica che potrebbero risalire al Seicento. La scoperta è stata fatta questa mattina durante i lavori avviati dal Comune per sostituire i vecchi new jersey con delle barriere antiterrorismo più moderne. Lavori che non verranno interrotti e proseguiranno per almeno una settimana.

Sugli interventi affidati alle squadre del Coime si era espressa la Soprintendenza dei beni culturali che ha inviato sul posto alcuni funzionari per supervisionare gli scavi. “Qui come negli altri punti in cui verranno installati i dissuasori - spiega la dottoressa Carla Aleo Nero - ci troviamo in zone sensibili. Qui davanti al Massimo siamo al di fuori della cinta muraria cinquecentesca. Abbiamo estratto dei cocci di ceramica che adesso laveremo e catalogheremo”.

Nei prossimi giorni i tecnici del Coime continueranno con lo scavo durante il quale è emersa la vecchia fognatura in tufo. E non solo. “Faremo quella - aggiunge Aleo Nero - che si definisce stratigrafia archeologica per verificare, tra tubature nuove e altri sottoservizi, quanto trovato sotto terra. Questo ci può aiutare a capire eventuali sovrapposizioni che servono in qualche modo a ricostruire un pezzetto di storia. Ovunque si scavi a Palermo si trova qualcosa di interessante”.

Dopo il cantiere di via Maqueda, come annunciato dal vicesindaco Fabio Giambrone, si passerà a corso Vittorio Emanuele (sia in zona Cattedrale che verso piazza Marina). Sempre sotto la supervisione della dirigente della Soprintendenza della sezione per i beni archeologici, Lucina Gandolfo, e della sovrintendente Lina Bellanca.

Di altro genere il ritrovamento fatto il 30 ottobre scorso durante gli scavi archeologici nell’area esterna della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi, non lontano dal Buccheri La Ferla. Sotto terra infatti c’era un ordigno bellico che ha reso necessario l’intervento degli artificieri e dei militari del reparto Genio guastatori dell’esercito per fare brillare l’ordigno a Bellolampo.

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