Rita Dalla Chiesa, le rose del papà e l'ultimo biglietto ai figli: "Voletevi bene sempre"

Il volto noto della tv racconta alcuni aneddoti nel giorno dell'anniversario della strage di suo padre e della giovane seconda moglie, Emanuela Setti Carraro, assassinati dalla mafia a Palermo nel 1982

Il generale Giovanni Nistri davanti alla targa commemorativa dedicata a Dalla Chiesa

"Rita, mi diceva, se una macchina ti segue per due isolati volta all'improvviso e vai in una delle caserme più vicine. Giravo con una mappa di Montesacro, il quartiere dove abitavo allora e due volte ho avuto davvero paura. Mia sorella invece dovette essere trasferita nella notte da Torino a Catanzaro con il marito e la bambina, l'amica che la ospitava ricevette una telefonata minatoria da un brigatista, "sappiamo che la Dalla Chiesa è lì da lei, le consigliamo di allontanarla, sappiamo dove va a scuola sua figlia". Così, Rita Dalla Chiesa, intervistata da, La Stampa, nell'anniversario della strage di suo padre, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e della giovane seconda moglie, Emanuela Setti Carraro, assassinati dalla mafia a Palermo nel 1982. Nel luogo della tragedia oggi non c'erano i figli del Generale. Presenti invece il sindaco Orlando, il comandante generale dei carabinieri, Giovanni Nistri, e tra gli altri il questore Renato Cortese.

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A cento anni dalla nascita del Padre, Rita Dalla Chiesa ha scritto un libro su di lui, intitolato: Il mio valzer con papà (Rai libri). Alla domanda: cosa l'ha spinta a scrivere proprio ora? Dalla Chiesa risponde: "Mi è stato chiesto di farlo. Di libri su papà ne sono usciti tanti. Volevano il ritratto di una famiglia cresciuta in caserma, spesso costretta a cambiare città. I ricordi di una ragazza adolescente e ribelle come sono stata. Ho accettato a patto di ricostruire insieme alla storia famigliare anche il clima di quei terribili anni. Chi non li ha vissuti non può sapere cosa sono stati. Anni nei quali potevi perdere la vita solo facendo la fila alla posta. Sparavano a un simbolo, una divisa, non a un uomo. Anni cupi, di piombo. E non solo per la mia famiglia". "Ho visto pochissime volte piangere mio padre. L'ha fatto - afferma - quando le Br hanno giustiziato Roberto Peci per punire il fratello che stava collaborando. Papà con Patrizio aveva costruito una relazione di affetto, in carcere gli portava dei libri, lo considerava un ragazzo che aveva sbagliato ma recuperabile".

"L'esecuzione di Roberto - riferisce Dalla Chiesa - che con le Br non c'entrava niente, è stata una vera vigliaccata. Quando è morta mia madre il vescovo di Torino ha detto "Dora Dalla Chiesa è solo l'ultima silenziosa vittima del terrorismo". E pure c'era chi aveva atteggiamenti ambigui, in certi salotti intellettuali si pensava che i terroristi fossero solo ragazzi, non assassini". Di suo padre ricorda inoltre che era: "Molto affettuoso, quando entrava a casa cambiava sguardo. In un ultimo biglietto, quasi premonitore, ci ha scritto "Voletevi bene sempre, come ora". Amava la musica, adorava Mina e Celentano, Azzurro era la sua canzone. Èra un appassionato di Renata Tebaldi e cercava di convincermi che fosse da preferire alla Callas. Ascoltava anche i cantautori".

"E' stato il primo uomo - afferma - a regalarmi delle rose, l'ha fatto ogni anno il 22 giugno, il giorno del mio onomastico. Credeva molto nella famiglia. Quando mi sono separata dal padre di Giulia non mi ha parlato a lungo. Si è come spento quando è morta mamma. Viveva in una stanza blindata sulla Salaria. Finiva tardi di lavorare e spesso trovava chiusa la mensa dei carabinieri. I suoi uomini gli lasciavano un po' di latte e della frutta in camera. Poi è arrivata Emanuela, un raggio di sole nella sua vita, anche se io ne sono stata gelosa, lo confesso".

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Fonte: Adnkronos

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