Processo ai presunti estorsori di Giunta: caos, urla e rissa in tribunale

I familiari di Giovanni Rao, accusato dal noto Chef di avergli chiesto il pizzo, hanno dato vita ad una baraonda nei corridoi del Palazzo di Giustizia alla fine del dibattimento. "E' un truffatore, ci ha rovinato"

Natale Giunta

Urla, panchine lanciate per aria e rissa coi carabinieri. E’ terminata con una baraonda in tribunale la chiusura del dibattimento nel processo a Giovanni Rao, accusato di estorsione nei confronti del noto chef Natale Giunta. Protagonisti i parenti dello stesso Rao, che hanno persino inscenato un sit in davanti ad un’aula del secondo piano del Palazzo di Giustizia. "Non ci muoviamo da qui - hanno detto - cosa dobbiamo fare per dimostrare che Rao è innocente? Giunta ci ha rovinato, è un tuffatore e Addiopizzo si è arricchita con questo".

Al processo che si svolge davanti alla terza sezione del Tribunale sotto accusa ci sono Maurizio Lucchese e Giovanni Rao. Secondo il pm Caterina Malagoli, i due avrebbero chiesto il pizzo all'imprenditore assieme ad altre tre persone che hanno scelto il rito abbreviato. Giunta ha raccontato di aver visto Lucchese in via Siracusa nel 2012. “Ho parcheggiato la macchina in via Siracusa – ha raccontato - e sono stato fermato da Lucchese che mi ha detto di incontrarmi con i suoi amici che mi volevano parlare”. Del tutto differente la versione di Lucchese che dice di non averlo incontrato in via Siracusa quella mattina. “Io non c'entro niente in questa storia – ha detto Lucchese – e non capisco perché ti stai accanendo con me?”

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Al termine dell'udienza ha reso dichiarazioni spontanee l'altro imputato, Giovanni Rao. Il giudice ha rigettato la richiesta del difensore Giovanni Castronovo di fare accertamenti sulle celle telefoniche intercettate dal cellulare del suo cliente per capire se Rao si trovasse negli uffici di Giunta quel giorno. "Come devo fare per provare la mia innocenza? - ha chiesto al collegio - Ho parlato del telefonino perchè lo avevo sempre appresso, si può vedere dove ero il 2 marzo. Io sono sicuro al 100% che non ero da Giunta quel giorno. Questa è la prima volta che vedo il signor Giunta. Di questo reato non so niente”. Poi la rissa finale.

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