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La mappa del rischio sismico nel centro storico

La mappa del rischio sismico nel centro storico

Terremoti, la mappa del rischio: centro storico e costa Sud le zone più "fragili"

L'area del Papireto e del Kemonia le più vulnerabili: lì sono presenti dei depositi alluvionali. Nessuno dei comuni dell'ex Provincia ha ancora uno studio di microzonazione. E solo il 42% è dotato di un piano di protezione civile, obbligatorio per legge

Rischio sismico questo sconosciuto. Dopo il terremoto che un mese fa ha sconvolto il centro Italia, a Palermo e nei comuni della Città metropolitana (ex Provincia) sono tornate alla ribalta le criticità della mancata prevenzione. I numeri, purtroppo, parlano chiaro. Secondo l’ultimo censimento della Regione, solo il 42 per cento dei comuni del Palermitano è dotato di un piano di protezione civile, obbligatorio per legge: ne sono provvisti 35 centri su 82. Non va meglio se si esaminano i piani di emergenza per rischio specifico: sono solo due, Carini e Prizzi, i comuni dotati di piani per rischio idrogeologico.

Ma dove la Città metropolitana fa acqua da tutte le parti è negli studi di microzonazione sismica, di cui Palermo e tutti i comuni dell’ex Provincia sono sprovvisti. Si tratta di un’analisi attraverso cui si studiano, su piccola scala, le condizioni geologiche locali del sottosuolo per individuare la gravità delle conseguenze di un eventuale sisma.

Nonostante le sei ordinanze del dipartimento nazionale di Protezione civile, dal 2010 al 2015, con relativi fondi stanziati, solo la prima è stata attuata dalla Regione, con 58 comuni su 282 classificati ad alto rischio, che hanno predisposto uno studio di microzonazione. Da quel momento, tutto si è fermato: la Regione, senza fondi sufficienti per i cofinanziamenti, ha lasciato cadere nel vuoto le ordinanze. Che Palermo, la quinta città d’Italia, ricadente per altro in zona sismica 2 (dove possono verificarsi forti terremoti) non sia ancora dotata di uno studio di microzonazione, la dice lunga su quanto poco ancora si faccia per la prevenzione.

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Eppure, in più occasioni, gli esperti hanno sottolineato la complessità del territorio palermitano, tracciando anche una mappa delle zone più a rischio, ad esempio, nel centro storico, in corrispondenza dei fiumi Papireto e Kemonia, che scorrono ancora sotto la città. “Il terremoto di Palermo del 2002 – spiega a PalermoToday Mario Leta, coordinatore della commissione sismica dell’Ordine dei geologi di Sicilia – ha ribadito quali sono le esposizioni e dove si possono manifestare le maggiori amplificazioni degli effetti sismici. Le zone del Papireto e del Kemonia sono più a rischio perché lì sono presenti dei depositi alluvionali che non vediamo, ormai coperti dal tessuto urbano”.

In uno studio del 2006 condotto dal dipartimento di Geologia e geodesia dell’università di Palermo, in accordo con la Protezione civile regionale, che ha esaminato gli effetti del sisma del 2002, si suddivide il centro storico del capoluogo in quattro parti. La zona A comprende la parte più a nord delimitata dal Castello a mare, via Cavour, Teatro Massimo fino al tribunale. La zona C è quella più meridionale, con il Foro Italico e la Kalsa, mentre la B abbraccia parte dell’Albergheria, il Palazzo dei Normanni e corso Vittorio Emanuele fino ai Quattro Canti. In mezzo è stata individuata la zona PK, sotto cui scorrono, appunto, i fiumi Papireto e Kemonia, che poi confluiscono fino a raggiungere la Cala.

Nei settori A e B si è registrato un livello di danno medio. Più severo, invece, nella zona C, dove i parametri utilizzati presentano valori quasi doppi rispetto a quelli di A e B. Dove, però, la situazione è davvero a rischio è nel settore PK con valori dei parametri superiori al doppio dell'area C e al quadruplo di quelli assunti in A o in B. “Ciò si accorda – si legge nello studio firmato da Maria Stella Giammarinaro, Leonardo Santoro e lo stesso Mario Leta – con la presenza di rilevanti spessori di depositi alluvionali in tutta la regione di confluenza dei due fiumi”.

Ma non è solo il centro storico di Palermo ad essere a rischio. Un forte terremoto potrebbe avere effetti pesanti anche nella costa sud-orientale della città, dall’area dell’Oreto fino ad Acqua dei Corsari. “Lì abbiamo una sovrapposizione di depositi sabbiosi o limosi – spiega Leta – con spessori consistenti, che contrastano fortemente con terreni compatti presenti a maggiore profondità, che in occasione di un terremoto possono dare luogo ad effetti di amplificazione locale del sisma”.

All’allarme lanciato in più occasioni dai geologi, risponde, dunque, l’immobilismo delle istituzioni, con le microzonazioni ferme e l’assenza di controlli. “Si parla spesso di cosa fare, ma si dimentica cosa si è fatto e se è stato fatto con criterio – osserva il geologo – . Sui lavori di adeguamento sismico eseguiti, il controllo è dovuto, non è possibile ipotizzare che una qualunque amministrazione abbia fatto fare dei lavori in sanatoria, seguendo anche l’aspetto normativo e non ci siano stati degli adeguati studi di carattere geologico-sismico rispetto agli interventi fatti. Parlare di miglioramento sismico non significa nulla, o adeguiamo gli edifici o non facciamo prevenzione”.

Qualche luce, però, s’intravede all’orizzonte. Recentemente il capo della Protezione civile siciliana, Calogero Foti ha dichiarato che sono pronti 17 milioni per studi di microzonazione da realizzare nell’arco dei prossimi due anni. "Nel frattempo avvieremo un programma di censimento il più ampio possibile per mappare gli edifici", ha aggiunto Foti. E' ancora presto per capire quanti interventi riguarderanno la Città metropolitana di Palermo e i suoi comuni, ma, almeno qualcosa sembra muoversi. E' l’onda lunga di Amatrice.

LA MAPPA DEL RISCHIO SISMICO NEL CENTRO STORICO

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