Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca Sperone / Via Messina Marine

LETTORI. Volontari ripuliscono il litorale di via Messina Marine

Venti ragazzi del circolo culturale Arci "The Factory" hanno restituito un minimo di decoro al tratto del litorale di via Messina Marine con l'azione "Guerrilla cleaning". La lettera del presidente Nuzzo: "Affidiamo il lungomare ai cittadini"

I cumuli di immondizia raccolti

«Era la prima volta che arrivavo a toccare il mare in pieno centro a Palermo, perché i palermitani preferiscono relegarsi nei più affollati punti di accesso a Mondello, Sferracavallo, Barcarello, oppure preferiscono addirittura prendere la macchina per spostarsi in provincia. E dove è finito il mare della città "a tutto porto"?

L'AZIONE - Stamattina i giovani volontari delle associazioni circolo culturale Arci The Factory, UdU - Unione degli Universitari, PatchWork, C.S.F Cooperazione Senza Frontiere, hanno aderito alla campagna internazionale ecologica, promossa dalla "Surf Rider Foundation Europe". Per l'azione di pulizia è stato scelto il lungomare in prossimità dell’ospedale “Buccheri La Ferla”. Venti ragazzi, armati di guanti e sacchetti hanno ripristinato il decoro in uno splendido scorcio di costa, a ridosso di una pedana in legno, recentemente costruita dall’amministrazione comunale e mai entrata in funzione.

LA DISCARICA - In quei luoghi, ricordano i passanti, recentemente si accampavano nomadi i quali, dopo lo sgombero coatto, hanno creato una vera e propria discarica a cielo aperto. Tra gli indumenti fradici, era possibile trovare piatti di porcellana, VHS (non tutti prettamente pudichi), documenti dell’ospedale limitrofo, documenti del tribunale di Palermo, bollette della luce, album fotografici e carcasse di piccoli animali. Poco distante, bagnato dai flutti, c’è parte di un relitto di una imbarcazione (sembra la canna fumaria) che una mareggiata ha portato sulla costa 2 o 3 anni fa. Il luogo appena descritto non si trova nei pressi di Bellolampo, ma a due metri dal nostro mare.

CATTEDRALE NEL DESERTO - A qualche centimetro da questa vera e propria discarica si trova questa immensa struttura in legno, che quasi arriva a toccare il mare; un passante, residente da ben 58 anni in zona, ci assicura che la struttura non è mai stata aperta, ma che al suo interno c’è quasi tutto il necessario perché questa possa funzionare (ci parla di servizi igienici a regola d’arte). “A ridosso delle elezioni - racconta il cittadino - qui si pulisce tutto. Veniva anche una cooperativa ogni giorno a pulire”. Oggi c’è un solitario metronotte che allontana i curiosi e preserva la (sola) struttura dagli atti vandalici.

LA PROPOSTA -  1) Intervenire subito affinché non si ripeta uno scempio simile. La pulizia della costa deve essere garantita giornalmente, perché salvare il nostro lungomare è una priorità. Il degrado chiama il degrado, e i cumuli di rifiuti impiegano davvero poco per trasformarsi in discariche. Per questo è certamente utile installare cestini per i rifiuti in loco;

2) Affidiamo il nostro lungomare ai cittadini: siamo convinti che è possibile trovare i giusti strumenti per affidare ad associazioni e cooperative tratti del nostro lungomare, affinché possano prendersi cura del nostro mare e sopperire alle carenze dell’amministrazione comunale che oggi non è in grado di garantire il servizio minimo di pulizia. Ovviamente deve essere garantita la possibilità, a tali realtà, di poter prevedere introiti economici dalla gestione della spiaggia (affitto di sdraio e ombrelloni, somministrazione di bevande fresche) affinché tali somme possano essere destinate al mantenimento della pulizia, della sicurezza e possano consentire la prestazione di servizi nuovi e migliori.

Non prendiamoci in giro, il volontariato non può essere l’unico strumento di intervento, e l’affidamento di questi spazi può essere occasione di lavoro per giovani disoccupati oltre che un’opportunità di coinvolgimento turistico.  Forse la ricetta giusta è questa, o forse no. Di certo non possiamo consentire che Palermo si scordi del suo mare».

Lettera aperta di Federico Nuzzo, presidente del circolo culturale Arci The Factory

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