Ciak, si protesta: "In centro stanno girando un altro film, penalizzati anche i disabili"

Undici giorni di divieto di sosta decisi dal Comune, scoppiano le lamentele dei residenti e dei commercianti di via Torino, a due passi dalla stazione centrale: "Abitanti e commercianti ostaggio, si studi una soluzione alternativa"

Il divieto in via Torino

Il centro di Palermo si trasforma in un set cinemagrafico e scoppiano le proteste dei residenti. Il cuore del "malumore" è in via Torino, la lingua di strada che collega via Roma e via Maqueda, a due passi dalla stazione centrale. Qua la Emma film, da poco a Palermo, sta girando una pellicola. Così, per "questioni cinematografiche", gli uffici comunali hanno comunicato una mini rivoluzione della viabilità cittadina.

A trasformarsi in un set, dal 28 gennaio al 2 febbraio, in particolare è il centro, dal Foro Italico a via Maqueda passando per piazza Marina, via Paternostro e salita Partanna. Ma a protestare sono soprattutto i residenti e i commercianti di via Torino, strada compresa nel perimetro del film.

L'elenco delle strade chiuse e dei divieti

Troppi quegli undici giorni di divieto di sosta decisi dal Comune. A farsi portavoce delle proteste è stato il vice presidente della prima circoscrizione Antonio Nicolao. "Capisco che il lavoro viene prima di tutto - dice a PalermoToday - ma penalizzare spesso via Torino per lunghi periodi diventa snervante per i residenti, soprattutto per coloro che hanno la sosta concessa dal Comune perché disabili. Ho inviato una nota al Sindaco affinché si possano prevedere altri luoghi per fare il campo base come ad esempio il parcheggio di piazza Giulio Cesare". Non è la prima volta infatti che la zona di via Torino si trasforma in un set a cielo aperto. Era già successo infatti lo scorso autunno.

Negli scorsi giorni il dirigente del Servizio mobilità urbana ha firmato un'ordinanza per la limitare temporaneamente la circolazione veicolare, disponendo numerosi divieti. "Credo - conclude Nicolao - che due lunghi cicli di disagi nel giro di tre mesi penso siano davvero troppi. Adesso si studi una soluzione alternativa almeno per il futuro". 

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