Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Caso Dell’Utri, rigettata la richiesta per la revoca della condanna

I legali dell’ex senatore di Forza Italia volevano fare leva sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Contrada, l’ex dirigente del Sisde. Dell’Utri è stato condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa

da sinistra Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri

Rigettata la richiesta di revoca per la condanna di Marcello Dell’Utri. La Corte d’Appello di Palermo ha ritenuto inammissibile l’incidente d’esecuzione proposto dagli avvocati per ottenere la revoca della sentenza con la quale l’ex senatore di Forza Italia è stato riconosciuto colpevole del reato di concorso esterno in associazione mafiosa e condannato a 7 anni di reclusione. I legali del politico, da un anno e mezzo rinchiuso nel carcere di Parma, avevano fatto riferimento alla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Contrada, l’ex dirigente del Sisde.

I giudici della Terza sezione d’Appello non hanno concordato con questa tesi. Il riferimento alla decisione su Contrada, per la quale l’Italia era stata condannata a risarcire 10 mila euro all’imputato perché fino al 1994 - cioè fino al periodo a cui si riferivano i fatti contestati all’ex poliziotto - il reato di concorso esterno non era sufficientemente chiaro. Solo successivamente la giurisprudenza aveva meglio delineato i contorni della fattispecie. Per i legali di Dell’Utri, giudicato colpevole per i fatti avvenuti tra il ’74 e il ’92, la stessa "sentenza-pilota" si sarebbe dovuta applicare anche all’ex senatore.

VIDEO: CASO CONTRADA, "DA STRASBURGO UN CAMBIO DI ROTTA"

Ma per la Corte d’Appello il principio sancito dalla Corte europea non sia estensibile al "caso Dell’Utri" perchè la Corte costituzionale ha limitato "l'obbligo del giudice italiano di conformarsi alla decisioni della Corte europea" solo ai casi di sentenze-pilota e di decisioni che siano comunque "espressione di un diritto consolidato". "La decisione riguardante Contrada -  scrive il presidente-estensore Loforti - non è vincolante perché "appare innovativa, è stata decisa da una sezione della Corte europea e non ha ricevuto l'avallo della Grande Camera".

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