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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Giustizia, duro no dell'Anm alla riforma Cartabia: "Pronti allo sciopero, è contraria alla Costituzione"

I magistrati palermitani non escludono la forma estrema di protesta e contestano il provvedimento sul quale non ci sarebbe stato alcun confronto: "Ci trasforma in burocrati e mira soltanto ad asservirci all'efficientismo dei numeri e al controllo dei potenti di turno". E aggiungono: "Chinnici, Falcone e Borsellino con queste norme sarebbero stati bocciati"

Dura presa di posizione della sezione distrettuale dell'Anm di Palermo, dopo un'assemblea che si è svolta ieri pomeriggio, rispetto alla riforma Cartabia, che "è mortificante - come si rimarca in una nota - e contraria ai principi della Costituzione, tesa a minare l'indipendenza e l'autonomia della magistratura". E si dicono pronti addirittura all'atto di protesta estrema (e piuttosto inusuale per la categoria), ovvero lo sciopero. Perché non ci stanno i magistrati a passare "nella miglior delle ipotesi per fannulloni" e ad essere trasformati in "burocrati" da norme che, dal loro punto di vista, non risolvono affatto i problemi della giustizia (specie in relazione alla sua atavica lentezza) e vanno quindi a danno degli stessi cittadini.

La sezione palermitana dell'Anm, mettendo in discussione uno dei punti cardine del provvedimento del ministro della Giustizia, quello legato alla valutazione dell'efficienza dei magistrati in funzione della verifica della tenuta dei provvedimenti nei successivi gradi di giudizio, non esita a sollevare un interrogativo emblematico: "Con questa riforma - si legge infatti nel documento - come sarebbero stati valutati i magistrati Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino quando, prima della coraggiosa inversione di tendenza e presa di coscienza del Maxiprocesso, vedevano sistematicamente assolti i loro indagati per reati mafiosi? La 'mancata tenuta dei loro provvedimenti' avrebbe inciso negativamente sul loro percorso professionale e soprattutto sulla società", dice l'Anm.

Sono parole esplosive quelle messe nero su bianco al termine, nella tarda serata di ieri, dell'assemblea. Anche perché, dicono i magistrati, "un confronto con il  legislatore sul progetto di riforma" della giustizia è stato tentato, ma "ogni critica è rimasta inascoltata e, anzi, sono state introdotte modifiche sulle quali nessuna interlocuzione con l'Anm è stata nemmeno cercata. Il Parlamento - scrivono nitidamente i magistrati - si appresta ad approvare una legge di riforma che non è diretta a migliorare l'efficienza della giustizia o a renderla meno lenta: piuttosto, è tesa a minare l'indipendenza e l'autonomia della magistratura che, non a caso, sono principi scolpiti nella nostra Costituzione, in quanto baluardi di democrazia. Una legge di riforma che, dichiarandosi diretta a garantire un maggior efficientismo, in realtà mira a radicare il convincimento che tutte le inefficienze siano causate dai magistrati, fannulloni nelle migliori ipotesi, e dunque da limitare e controllare".

Il documento prosegue: "La riforma, contrariamente a quanto a gran voce affermato nei comunicati, non offre e non appronta alcuno strumento veramente idoneo a migliorare il servizio e a incidere realmente sulla domanda di giustizia (e certamente non è tale la previsione del Pnrr, recentemente approvato, che mira allo smaltimento delle pendenze solo con l'ausilio di personale assunto a termine e ancora da formare). In verità, questa legge di riforma: introduce un sistema gerarchizzato, palesemente contrario al dettato costituzionale; sancisce definitivamente la sostanziale separazione delle carriere tra giudici e pm (dato peraltro ormai acquisito in considerazione delle regole già esistenti che rendono estremamente complesso passare dall'una all'altra funzione), senza tenere conto che l'osmosi tra le funzioni da sempre rappresenta un accrescimento culturale per il magistrato e, quindi, in ultima sintesi, una garanzia per i cittadini, utenti della giustizia; crea il fascicolo personale delle performance, basato sulla verifica della tenuta dei provvedimenti nei gradi successivi di giudizio".

Una "novità", quest'ultima che sarebbe stata "introdotta per mero scopo propagandistico (i magistrati sono già valutati ogni 4 anni sulla base dell'attività svolta) - afferma ancora l'Anm - che non tiene conto della fisiologia del processo e rende palese il fine ultimo e vero della riforma: da un lato, imbrigliare la giurisprudenza, senza considerare che l'interpretazione giurisprudenziale è ciò che rende il diritto adeguato ai mutamenti sociali, economici e giuridici del nostro Paese e, da sempre, ha anticipato riforme legislative anche epocali; dall'altro, tenere il magistrato sotto scacco perenne, renderlo sempre più burocrate, attento al rapido smaltimento dei fascicoli in modo ossequioso o alle direttive del capo dell'ufficio o dell'ultima sentenza della Cassazione".

Ecco perché "dobbiamo essere pronti a ogni forma di protesta - scrive l'Anm - anche a quella più estrema quale lo sciopero, modalità raramente adottata dalla magistratura nella storia repubblicana, ma che a fronte di un quadro così grave ed allarmante sembra rendersi assolutamente necessaria. Soltanto la minaccia dello sciopero, infatti, ha fatto in modo di rendere palese quella contrarietà alla riforma Cartabia che già era stata manifestata dall'Anm ma che è rimasta lettera morta. Dobbiamo essere pronti a manifestare anche con lo sciopero la nostra avversità a questa riforma mortificante e contraria ai principi della Costituzione, sia per le generazioni più giovani di magistrati, ma soprattutto per la tutela dei cittadini e delle categorie più deboli, cioè coloro che saranno veramente pregiudicati da una giurisdizione asservita all'efficientismo dei numeri sottoposta al controllo dei potenti del momento. Siamo magistrati - si legge in chiusura del documento - che esercitano la giustizia 'in nome del popolo italiano' e lo vogliamo continuare a fare in modo autonomo ed indipendente, come voluto dai Padri costituenti".
 

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