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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Cronaca

Illegittima la nomina a direttore generale dell'Arpa, Vazzana e la Regione fanno ricorso

Facendo leva su alcune questioni di natura tecnica si chiede di riformare la sentenza. L'avvocatura dello Stato per la Regione chiede di sospenderne l'esecuzione: alla data dell'udienza di merito l'incarico andrà in scadenza

Il direttore di Arpa Sicilia Francesco Carmelo Vazzana contro la decisione del giudice del lavoro che ha dichiarato illegittima la sua nomina. Il 52enne chimico industriale selezionato per guidare l’ente dall’ex assessore Maurizio Croce ha depositato la scorsa settimana un riscorso per chiedere di riformare la sentenza emessa lo scorso 10 febbraio dal tribunale di Palermo e di sospenderne l’esecuzione per non subire un “danno irreparabile”. L’udienza per la sospensione è stata fissata per il prossimo 24 marzo 2020, mentre l’udienza di merito porta la data del 25 novembre 2021.

"Traendo le conclusioni - scriveva il giudice Matilde Campo che ha invitato l'assessorato a ripetere la procedura - non resta che rilevare che l’affidamento di funzioni dirigenziali a soggetti che non abbiano superato un percorso di qualificazione concorsuale esige che dal curriculum dell’interessato emergano non solo il possesso di esperienza 'sul campo' ma severi requisiti di comprovata eccellenza professionale, che appaiono nel caso del curriculum del resistente - ed in raffronto, quanto meno, a quello del ricorrente - assai blandi".

La procedura che ha portato alla nomina risale all’anno 2017. L’ex assessore regionale all’Ambiente del governo Crocetta, dopo l’emanazione di un avviso pubblico e il lavoro svolto da una commissione di valutazione dei curricula, aveva scelto la scheda di Vazzana, allora rappresentante unico della società di consulenza Ph3 Engineering nonché, come scrive oggi il suo avvocato nel ricorso, componente della commissione tecnica di Verifica dell’impatto ambientale presso il ministero dell’Ambiente. Maurizio Croce non aveva dubbi: era l’uomo giusto per l’Arpa Sicilia.

I primi a sollevare allora le polemiche erano stati i deputati regionali del M5S che avevano acceso i riflettori su un possibile conflitto di interessi tra Vazzana e la Ph3 Engineering (di cui era stato socio al 50%). Sul tema era intervenuta l’Autorità nazionale anticorruzione che aveva chiesto lumi all’assessorato regionale, concludendo dopo l’analisi della documentazione - a marzo 2019 - che il rapporto fra Croce (oggi soggetto attuatore al Dissesto idrogeologico) e il direttore generale dell’Arpa Sicilia non determinasse “un sodalizio di interessi nel senso definito dalla giurisprudenza”.

Oltre al gruppo politico anche uno dei candidati, l’ingegnere Antonino Isgrò, si era messo di traverso presentando ricorso: “A parità di punteggio rispetto ad altri candidati è stato scelto Vazzana. Eppure la carica di amministratore della società Ph3 Engineering non ha comportato per lui l’acquisizione di particolari mansioni tecniche di direzione nel settore ambientale, come dallo stesso sostenuto, in quanto la figura dell’amministratore esula da tali competenze, essendo questi, esclusivamente, il rappresentante legale della persona giuridica”.

Nel ricorso presentato per conto di Vazzana gli avvocati Giuseppe Minio e Massimiliano Marinelli hanno tirato in ballo diverse questioni tecniche sulla natura della “procedura idoneativa” (non concorsuale) che avrebbe lasciato grande discrezionalità all’assessore sul nome da scegliere. La stessa linea è stata seguita dall’avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo per l’assessorato regionale. “La decisione impugnata - si legge nel ricorso - sortisce l’effetto di elidere lo ius eligendi dell’Assessore, al quale, peraltro, come si vedrà in prosieguo, neppure è rimproverabile una ‘culpa in eligendo’. Il rispetto del principio inderogabile di buona fede e correttezza non significa che la procedura idoneativa debba essere trasformata in un concorso”.

Poi l'attenzione viene spostata sulla crisi che rischia di attraversare l'ente: "Il punto è, però, che si è venuta a determinare una situazione di impasse, risultando ad oggi l’Arpa Sicilia priva di un direttore generale, stante l’intervenuta sospensione del dottore Vazzana disposta - si badi - senza prestare acquiescenza e con riserva espressa di gravame. Problema, questo, che, a prescindere dalla coercibilità giuridica di siffatto ordine giudiziale di ripetizione della procedura di nomina, appare superabile con la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza impugnata, tenuto conto che l’udienza di discussione è stata fissata per il 25.11.2021, quand’ormai sarà scaduto il termine quinquennale di scadenza dell’incarico in questione".

Arpa Sicilia, arriva la sentenza: "Illegittima la nomina del direttore generale Vazzana"
Sempre lo scorso mese la Corte dei conti aveva sequestrato allo stesso Vazzana e a Domenico Percolla, ex commissario per la mitigazione del rischio per la Calabria, beni per un totale di circa 3 milioni di euro. Secondo quanto stabilito dai giudici contabili sulla scorta delle indagini della guardia di finanza, i due avrebbero indebitamente utilizzato fondi pubblici destinandoli irregolarmente alla realizzazione di rilievi cartografici e satellitari per lo studio della pericolosità idrogeologica del territorio calabrese a prezzi superiori a quelli di mercato.

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