Decine di solleciti per un contatore guasto, poi la mega fattura: Enel condannata

Il giudice ha annullato una fattura da quasi diecimila euro dopo la causa intentata dall'ex preside di Agraria. Il professore Riccardo Sarno aveva più volte chiesto l'intervento di un tecnico trovandosi costretto ad attivare un nuovo contratto pur di ricevere la visita

Per quasi sette anni ha tentato invano di far riparare il contatore Enel, ma nonostante i continui solleciti e i reclami, sia scritti che attraverso il call center, ha dovuto stipulare un nuovo contratto per ricevere la visita di un tecnico. Con un’ulteriore beffa, arrivata poco dopo con una fattura che conteneva una sorta di conguaglio di quasi diecimila euro. Protagonista di questa lunga battaglia, culminata adesso con una sentenza che annulla di fatto la maxi fattura emessa da Enel, il professore Riccardo Sarno, già preside e ordinario di agronomia generale e coltivazioni erbacee presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Palermo, ormai in pensione, da poco insignito a Matera del premio alla longevità della carriera professionale. 

Una vicenda tutt’altro che chiusa, visto che Enel ha presentato ricorso in appello contro la sentenza, ma che in una semplice e singola storia racconta quanto può essere lunga e contorta la strada per trovare una soluzione a un problema apparentemente banale come il cattivo funzionamento di un contatore. Le disavventure per il professore Sarno sono iniziate infatti nel 2007 quando l’ex preside si accorse che il suo contatore era guasto e che non era possibile ricavare la lettura dei consumi reali attraverso il display. Considerato che l’utente comunicava abitualmente i consumi attraverso l’autolettura, provò a contattare l’Enel per segnalare il guasto e chiedere l’intervento di un tecnico. Ma dal 2007 al 2010, nonostante i ripetuti reclami, da parte della compagnia non si registrò nessun intervento.

Nel frattempo i consumi continuavano ad essere fatturati sulla base di stime e non di dati reali, visto che non erano leggibili, e il professore riceveva bollette di circa 1.000-1.400 euro a bimestre. Stremato da quella situazione e certo che potesse essere una soluzione al problema, nel dicembre 2010 Sarno decise di stipulare un nuovo contratto con Enel in cui optava per la tariffa differenziata per fasce orarie ma, neppure in quella occasione riuscì ad ottenere un intervento tecnico per riparare il guasto. 

Finalmente nel 2013, dopo ben sei anni dalla prima segnalazione, Enel Distribuzione decise di mandare un proprio incaricato, che alla verifica del contatore rilevò immediatamente una anomalia – sul display appariva la scritta “CE con display guasto. Occorre sostituire CE” – e dopo tante peripezie venne disposta la sostituzione del contatore. Ma l’odissea non era finita. Dopo più di un anno, ed esattamente nel mese di luglio 2014, al professore arrivò infatti una fattura di 9.465,72 euro. La bolletta conteneva dei calcoli di rettifica relativi al periodo marzo 2011–febbraio 2014: Enel dunque, che per tanti anni non aveva dato riscontro alle numerose richieste di riparazione avanzate, pretendeva di addebitare ingentissimi costi a conguaglio senza alcun contraddittorio con il cliente o una preventiva comunicazione.

Per questa ragione, risentito per quello che sembrava un affronto per un utente che aveva più volte chiesto un intervento tecnico e segnalato il problema, Sarno decise di non pagare la bolletta e di chiedere (inutilmente) spiegazioni a Enel che, oltre a non rispondere, dopo qualche tempo decise pure di cessare l’erogazione di energia (nonostante l’utente fosse pure affetto da disabilità motoria). Il professore allora, dopo avere tentato una conciliazione, decise di intraprendere una causa con l’assistenza degli avvocati Alessandro Palmigiano e Elisabetta Violante (foto allegata). I legali hanno contestato l’azione unilaterale di Enel che, senza chiamare il cliente per una verifica del contatore e senza preavvisarlo dei calcoli, aveva deciso di emettere una fattura che sembrava quasi una “punizione” inflitta all’utente a fronte dell’assenza di intervento da parte di Enel.

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Dopo quattro anni dall’arrivo della fattura, la III sezione civile del Tribunale di Palermo, presieduta dal giudice Andrea Compagno, ha accolto la tesi dello studio Palmigiano e dichiarato nulla la richiesta di pagamento di Enel. “Ritengo che la sentenza sia importante – ha dichiarato l’avvocato Palmigiano - perché chiarisce che Enel, nella ricostruzione dei consumi, deve valutare la buona fede del cliente. Il malfunzionamento del contatore non è sempre legato alla manomissione ma, come in questo caso, al mancato intervento tecnico da parte della compagnia elettrica”. Nella sentenza depositata a febbraio scorso il giudice ha stabilito inoltre la compensazione delle spese di lite: un terzo a carico del professore Sarno, il resto a carico di Enel Energia spa ed Enel Distribuzione.

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